giovedì 19 marzo 2015

W I QUAQUARAQUA'


Traggo spunto da questo significativo articolo per dire la mia sulla militanza politica sul versante sovranista 


Se un quaquaraquà è chi diffonde le idee in cui crede, senza presunzione e secondi fini, come può ad ogni occasione e con chiunque,
IO SONO UN QUAQUARAQUA'

Definire quaquaraquà le persone capaci di pensiero autonomo solo perchè indisponibili alla parte del servo sciocco, definisce irrimediabilmente chi lo fa.

Preferendo la mia indipendenza all'essere un numero che qualcun'altro spende, attendo con pazienza il tempo della militanza, che verrà al momento opportuno ed al fianco di chi saprà meritare il mio sostegno.

Per ora resto un fiero quaquaraquà!
(sempre meglio che dare i numeri). 


Dato sfogo alla vena polemica ora provo ad articolare seriamente.

Ciò che sto tentando di fare già da tempo è partecipare allo sviluppo di una una forza politica in grado di dare risposte ad una auspicabile prossima richiesta (che tarda a venire) di una forza politica sovranista democratica.
L'attuale vuoto politico sul fr
onte sovranista ancora non viene percepito dal popolo distratto dai media conformati al regime liberista, ma quando lo sarà la gente dovrà trovare pronta all'azione una formazione democratica (meglio un partito nel senso nobile del termine) e non "l'uomo forte".
Al momento non esiste una forza in grado di riscuotere i favori del popolo, ma solo piccole formazioni dalle buone basi teoriche incapaci di comunicare tra di loro.
Alcune perchè troppo impegnate nello sterile autoaccrescimento (peraltro con scarsi risultati), altre perchè troppo impegnate su troppi fronti; alcune perchè dirette da teorici con scarsa "attitudine al comando", altre perchè dirette in maniera autoritaria da chi non vuole "capitani" capaci di ragionamento autonomo, ma solo servi sciocchi.
Nell'universo sovranista attuale si scade sovente in azioni che nulla hanno a che vedere con una visione umanista della politica e documenti politici pressochè perfetti vengono traditi in nome di una stupida competizione (in stile liberista) con le altre formazioni in luogo di una proficua ed intelligente collaborazione.
Troppo spesso siamo stati testimoni dell'applicazione, alla militanza politica, di brutte tecniche di marcheting (stile multilevel) tipo: "se ognuno di noi porta 5 persone tra un anno saremo 100, tra due 500, tre tre 2500 ...".

Troppo spesso abbiamo assistito a tentativi di uniformare le attività dei soci (come in un pessimo franchising) in luogo di formare militanti dando risalto alle particolari capacità dei singoli.
 

Presto (spero) ci sarà una formazione onestamente diretta, composta da militanti capaci di dialogare senza competere, che abbia come faro tre parole: lavoro, democrazia e sovranità; quando ciò avverrà sarò disponibile a darle il mio sostegno; per il momento mi dedico alla divulgazione (per quello che posso).

Simone Boemio

lunedì 16 marzo 2015

Ma 'ndo vai ... n.2


 
Se dopo che mi sono fatto tua moglie, abusato di te ed ipotecato la tua casa, il tuo piano B è quello di far lavorare come schiavi i tuoi figli e svendere ogni tuo residuo misero avere per un altro prestito, accomodati pure.
Come a dire: cara Grecia, fai quello che vuoi, ci servirai da esempio per chiunque altro vorrà provare a farlo.

Non sempre la soluzione più sbrigativa è la migliore.
 
Un piccolo paese in default dovrebbe prima trovare alleanze con altri paesi in condizioni simili al suo ed evitare accordi con altri potenti strozzini capaci di annientarlo e, solamente dopo, può tentare di svincolarsi dalla morsa in cui si è cacciato.

Un'altra soluzione potrebbe essere una rischiosa sollevazione popolare dall'esito incerto.

Non vedo soluzione nell'immediato per il popolo greco, tradito dai propri governanti del passato ed ora diretto "a vista" da quelli che appaiono giorno dopo giorno dei dilettanti allo sbaraglio.

Ci vorranno decenni per riportare la Grecia alla propria legittima sovranità e non è certamente quella di cederne ulteriore, diventando definitivamente colonia, la soluzione da attuare ora.

Purtroppo non si libereranno da nulla nel passaggio dalla padella (Troika) alla brace (Russia, Cina o Stati Uniti), anche perchè padella e brace rappresentano due facce della stessa medaglia.

Uscire dal solo euro ed affidarsi ai prestiti di potenze che se ne fregano degli interessi dei propri cittadini (figuriamoci di quelli greci) significherebbe:
- nella migliore delle ipotesi, affidandosi agli Stati Uniti, cedere ulteriormente sovranità con la conseguente definitiva scomparsa dello Stato (il TTIP è alle porte);
- nella peggiore, affidandosi a Russia e Cina, anche provocare una pericolosa destabilizzazione geopolitica di tutta l'area con conseguenze ora difficilmente prevedibili.
 
Purtroppo alcuni nostrani "economisti fai da te" vedono di buon occhio un "grexit" senza avere alcuna cognizione di ciò che comporterebbe, sperando in un inverosimile effetto domino che coinvolga anche il nostro paese.
Loro, che sono pronti a dar credito al Salvini di turno, che hanno appena capito che una moneta deve essere adeguata all'economia di cui è espressione, devono ancora capire che, senza distruggere l'impianto liberista ed oligarchico dell'Unione Europea, tornare alle monete nazionali significherebbe solo uno spostamento dei profitti da un genere di capitalismo ad un altro e mai dal capitale verso il lavoro.
A costoro dico che trovo immorale tifare per eventi potenzialmente pericolosi per altri popoli, sperando in una qualche improbabile ripercussione a casa nostra, perchè il nostro non è in grado di emanciparsi.

Tornando alla situazione greca, comunque vada per loro, le cose possono solamente peggiorare fino al momento in cui l'Unione Europea verrà dissolta da una ancor lontana alleanza tra i paesi PIIGS.

Simone Boemio

giovedì 5 marzo 2015

Quando le domande fungono da spartiacque

Grazie ad una segnalazione del mio amico Giuseppe Mattoni, sono venuto a conoscenza ad appena due ore dall'inizio dei lavori, di una iniziativa del Partito Democratico dell'area del Trasimeno, tenuta ben nascosta al pubblico "non allineato" a causa delle insidie che poteva celare.


Dal volantino si evince che il tema della serata sarebbe stato il "Jobs Act" dettato dalla troika al nostro "burattino aspirante mangiafuoco". E così è stato, fino alla mia domanda.


Del resto come è possibile far riprendere l'economia e con essa l'occupazione quando lo Stato è impossibilitato ad agire anticiclicamente come vorrebbe la nostra Costituzione e come impedito dai trattati europei e dai rapporti di forza tra gli Stati che li hanno sottoscritti? 

Registro che, al mio quesito, nell'ordine:
- la D.ssa Santagata purtroppo non ha risposto,
- il Professor Calvieri, che pure aveva fatto poco prima un condivisibile intervento di censura, non solo verso il jobs act, ma anche nei confronti dei risultati dell'applicazione dei trattati europei, ha innestato la retromarcia fornendo la solita spiegazione senza alcuna valenza scientifica che vedrebbe l'Italia fagocitata dalla globalizzazione in caso di ritorno ad una moneta nazionale; ma tant'è, un giurista non necessariamente deve conoscere la macroeconomia.
- l'On. Fassina, infine, ha risposto piuttosto chiaramente come avete potuto osservare nel video qui sopra.


Da ciò una considerazione:
Una domanda secca rappresenta un primo spartiacque in grado di farci capire chi abbiamo di fronte.



Ora gli interventi

Una preparata D.ssa Serena Santagata, responsabile del dipartimento lavoro nel PD Umbro, ci ha spiegato quelli che sarebbero, secondo la linea di partito, i tratti positivi del Jobs Act, pur denunciandone onestamente alcuni limiti.
Ecco il suo intervento:



Il Professor Carlo Calvieri del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Perugia, dal canto suo contenendo a stento i toni, ne ha denunciati i tratti più perniciosi per i lavoratori.
Ecco il suo intervento:



Infine l'On. Stefano Fassina, anche lui fortemente critico e contrario nei confronti del Jobs Act e su ciò che l'ha reso obbligatorio: l'Unione Europea.
Ecco il suo intervento:







Colgo ora l'occasione per lasciare, a queste "pagine", una serie di mie personali riflessioni sulla figura dell'On. Fassina, non tanto per stabilire o consigliare qualcosa, ma per verificare in futuro le mie attuali capacità, di novellino, di interpretare la politica, il tutto nello spirito di questo blog personale.

Tutti noi conosciamo la sua attuale battaglia contro ciò che è diventato il Partito Democratico contagiato dall'impianto antidemocratico e liberista della Unione Europea voluta e sostenuta del resto dallo stesso, erede snaturato dell'ex Partito Comunista Italiano.
Una battaglia che, a molti pare tardiva, ma che a mio avviso risulta provvidenziale.
Del resto se si vuol diventare maggioranza qualcuno della parte avversa dovrà pur passare dalla nostra, no? 
Tanto meglio se questo qualcuno, con largo anticipo sugli altri suoi colleghi che opportunisticamente stanno a guardare, è un importante leader politico.
Io personalmente ho iniziato a seguirlo con attenzione dal dicembre 2013, quando nel corso di questo evento promosso dalla Fondazione Nuova Italia (On. Gianni Alemanno) con la collaborazione tecnico-scientifica di a/simmetrie (Prof. Alberto Bagnai),

https://www.youtube.com/watch?v=t1PItR05ePI#t=14887
l'intervento finale dell'On. Fassina dal minuto 4:14:50
ha, a mio avviso, intrapreso la sua personale svolta, dettata dalle sue radici. Progressivamente, da quella affermazione rivolta ai professori sul tavolo di presidenza "se ciò che prospettate dovesse avverarsi per il PD è finita" (mia libera interpretazione), fino alla presa di posizione netta di ieri sera da me sollecitata, l'On. Fassina ha, nel tempo e progressivamente, maturato la sua posizione avversa all'Unione Europea del mercato unico, della competizione "tutti contro tutti" sancita nei trattati, dell'annullamento dei diritti dei lavoratori in favore della stabilità dei prezzi, dei compiti a casa imposti ai paesi "maiali" (noi) da quelli "virtuosi" e del suo strumento principale: l'euro.
Per sua stessa ammissione, inizialmente credeva possibile una integrazione europea, ma nel tempo (aggiungo io: con la comprensione dei trattati europei e con l'analisi dei risultati a cui hanno portato), si è sempre di più smarcato dalla sudditanza del suo partito verso il "vincolo esterno", sposando definitivamente la visione keynesiana della politica economica avversa al liberismo che impregna le istituzioni europee e lo stesso PD.
Il perchè di tale scelta forse sarà l'oggetto di una mia prossima domanda, certamente non lo ha fatto per opportunismo, in virtù del quale avrebbe dovuto, per logica, restare aderente alla linea ufficiale del Partito Democratico.
Forse lo ha fatto per coerenza con se stesso, o forse "per reazione" all'autoritarismo del suo attuale segretario Renzi, o forse ancora lo ha fatto perchè stimolato dagli incontri con i "professori no-euro"; non saprei dirlo.
Al momento, neanche lui ben sa se questa sua battaglia lo porterà ad una rottura col PD o se (come spera) riporterà quest'ultimo ad attuare politiche in favore dei lavoratori e delle famiglie italiane, ma purtroppo, come ha potuto lui stesso constatare con la vicenda dell'Unione Europea, se le sceglie proprio senza speranza le istanze su cui puntare! Non vorrei che questo suo temporeggiare nella speranza di un "ravvedimento" del suo partito, non favorisca le forze globalizzatrici.
Vedremo; il dado per lui è ormai tratto indipendentemente da come andrà e dovrà guardarsi bene intorno, laddove non è facile trovare alleati su cui fare sicuro affidamento, con la speranza (per noi sovranisti, ma anche per lui) che le sue scelte non si rivelino un boomerang.
Quindi, qualunque sia il suo futuro politico, vista la sua preparazione e considerato il numero di validi economisti keynesiani sulla scena nazionale, spero proprio vorrà tenersi alla larga da irosi personaggi indisponibili a collaborare con chi non dimostra loro fedeltà assoluta e che per di più lo appellano in maniera irriverente.
Confido inoltre che vorrà mantenere le distanze con personalità che, cedendo alle tentazioni, scelgono di appoggiare qualsiasi cosa purchè sia contro l'euro, senza denunciarne a dovere istanze liberiste, incostituzionali e talvolta razziste.
E già che ci sono infine suppongo che, se proprio a qualcuno dovrà rivolgersi per una collaborazione, "renderà pan per focaccia" alleandosi proprio con chi risulta particolarmente indigesto ai personaggi di cui sopra.


Simone Boemio

mercoledì 4 marzo 2015

Fassina a Magione (PG) su Unione Europea e Jobs Act

L'On. Stefano Fassina a Magione (PG) sull'Unione Europea.

Intanto guardatevi questa chicca.
Direi decisamente esaustiva!
Non credete?

Prossimamente i video dell'incontro organizzato dal PD locale sul Jobs Act del governo Renzi


Alla mia domanda piuttosto diretta, ha fornito risposta chiara e netta.

Il dado è tratto!

giovedì 26 febbraio 2015

Ma n'do vai se la banana nun ce l'hai




 http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/02/25/news/la-grecia-e-la-suggestione-di-uscire-dall-euro-quanto-e-credibile-lo-scenario-di-una-grexit-1.201217?ref=HEF_RULLO
Intitola l'Espresso: 

La Grecia e la suggestione di uscire dall'Euro. Quanto è credibile lo scenario di una "Grexit"?
riportando le interviste a due degli economisti più autorevoli e obiettivi attualmente sulla scena.













Toh! mi è sembrato di averlo già letto ... o forse l'ho scritto (?)

ironicamente così:
Un appello a tutti quelli che "la Grecia dovrebbe fare un patto con Russia e Cina":
Allora, io sono un po' in difficoltà, ho un discreto numero di banche e creditori alle calcagna, equitalia e svariati ufficiali giudiziari che un giorno si e l'altro pure bussano alla mia porta.
Non solo, non posseggo più nulla e non sono più in grado di lavorare, ma sono riuscito (facendo il solletico ad un creditore armato alto due metri che si è piazzato stabilmente in casa mia per controllare ogni mia mossa) a salvare una vecchia stampante con la quale stampo dei bellissimi biglietti colorati.
Che ne dite di prestarmi, che so, un centomila euro pur sapendo che dovrete mettervi in fila dietro agli altri per riaverli e sopratutto non li riavrete mai?
P.S.: il primo della fila è quello armato alto due metri!

e seriamente così:
La Grecia è stata lasciata sola contro tutti (presa per i fondelli dal burattino fiorentino e dall'inetto parigino), non ha la forza economica sufficiente per tornare (da sola) alla propria giusta sovranità, verrà colpita dalla troika affinchè ciò che le accadrà servirà da monito per tutti; l'unica speranza dipenderà da un lontanissimo accordo tra futuri (e forse improbabili) governi sovranisti PIIGS o (molto probabilmente) da una sollevazione anch'essa lontana; comunque vada ci sarà ancora tanto da piangere. Amen

ed ora la riassumo ferocemente così:

I creditori non saranno mai dalla parte dei debitori. Punto!


Altro che ritorno alla dracma! Come la tengono in equilibrio la bilancia commerciale? Con lo yogurt?

Altro che ulteriori prestiti! Cos'altro dovranno (o meglio possono) concedere per ottenerli? A che condizioni la Russia presterebbe soldi a chi non può restituire un bel niente di niente? E gli USA starebbero a guardare?

O gli altri PIIGS si alleano con la Grecia per demolire l'Unione Europea, o per gli ellenici è finita. Non c'è storia.

Ma purtroppo campacavallo! Speriamo ora nelle elezioni in Spagna, chissà...


Sono messi male i nostri vicini greci e 'sta volta le reni gliele hanno spezzate per davvero; il mio rammarico è che purtroppo abbiamo concorso pure noi grazie ai peggiori criminali che la storia della nostra nazione abbia mai visto al potere.



https://www.youtube.com/watch?v=X90iRPEHLWA
https://www.youtube.com/watch?v=X90iRPEHLWA
Intanto da noi c'è chi incomincia a sbilanciarsi (e meno male), ma ancora appare "un po' timido".
Ve lo immaginate un Bagnai come e cosa potrebbe rispondere alla domanda:
"non c'è il rischio di un effetto domino? cioè, dopo la Grecia chi esce? usciamo noi? .., non c'è il rischio di sfasciare ..?"











Cari amici miei,

Giorgia Meloni e Matteo Salviniè inutile che tifiate per il "grexit" (come va di moda dire oggi), sperando nell'effetto domino, solo perchè qui in Italia non esiste una forza politica decente che proponga l'unica battaglia da fare: l'uscita dall'Unione Europea e non quella, tutta strumentale, dell'uscita dal solo euro che manterrebbe intatto l'impianto oligarchico liberista attuale.
Del resto, ritengo poco corretto sperare in uno tzunami da un'altra parte per avere una salutare pioggia qui, non credete?





Noi italiani si che potremmo distruggere DA SOLI tutta la struttura liberista e antidemocratica su cui è fondata l'Unione Europea e con essa tirare giù quest'ultima nell'inferno dove neanche il sommo poeta saprebbe collocarla.

Ma ... i ma li conoscete già.

Simone Boemio

martedì 24 febbraio 2015

Giacché in Umbria









La prossima visita ufficiale del Dr Vladimiro Giacché in Umbria organizzata da un manipolo di irriducibili sovranisti tra cui il sottoscritto nella veste di "Grande Vecchio", sarà Sabato 28 Febbraio 2015 alle 16:30 presso l'Auditorium San Domenico in P.zza S. Domenico a Foligno.
Avrò l'onore di presentare l'illustre ospite e questo sarà il mio discorso introduttivo di presentazione:



Ringraziandovi per la vostra partecipazione, inizierò questo incontro con una breve presentazione del nostro ospite, il Dr Valdimiro Giacché.

Nasce a Spezia nel 1963.

Laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa.

Di professione dirigente nel settore finanziario.

E’ presidente del “Centro Europa Ricerche”.

Negli ultimi anni ha pubblicato: La fabbrica del falsoTitanic Europa, e ha curato e tradotto Karl Marx, Il capitalismo e la crisi.

È editorialista de Il Fatto Quotidiano ed i suoi saggi sono usciti su numerose riviste italiane e straniere.

Oggi con lui parleremo dell’unione politica e monetaria avvenuta in Germania nel 1990, in seguito alla caduta del muro di Berlino avvenuta nell’anno precedente.

Ma cosa ci può essere di interessante oggi, per noi cittadini italiani, in un processo avvenuto in luoghi e tempi così lontani dal nostro quotidiano?

Dalle ricerche del Dr Vladimiro Giacché risulta (dati e testimonianze alla mano) che le misure prese a suo tempo per rendere possibile l’unione o meglio l’annessione della Germania dell’Est da parte della Germania dell’Ovest, sono state ricalcate nella costruzione del mercato unico dell’Unione Europea e dell’Eurozona.

Da ciò deriva l’importanza di questo saggio del nostro illustre ospite che, con un linguaggio fruibile a tutti, analizza come si sia svolta l’annessione e quali ne siano stati i reali risvolti nella vita pratica dei cittadini della ex Repubblica Democratica Tedesca.

Inoltre, dalla attenta lettura del testo, tutto incentrato sulla vicenda tedesca del tempo, il lettore non può non dedurre le forti analogie con la recente storia italiana che l’ha portata ad essere annessa all’Unione Europea. Nel corso della sua lettura si resta dapprima basiti, poi irrimediabilmente inquieti nel momento in cui ci si rende conto che alcuni processi sono realmente avvenuti, ahimè anche alle nostre spalle, e consapevolmente attuati a nostro danno da una classe dirigente a dir poco inqualificabile. Non so se questo sia stato l’intento dell’autore, ma è ciò che io personalmente e molti altri hanno provato nel prendere conoscenza del contenuto del libro.

Quella narrata, e opportunamente documentata, da Vladimiro Giacché, è una storia fatta di dichiarazioni ufficiali, puntualmente smentite dai fatti, dalle quali prendono forma tutti i raggiri e i tradimenti effettuati a nocumento dei cittadini della Germania dell’Est e della sua Costituzione.

Di fatto nel libro, grazie allo scrupoloso lavoro di ricerca del Dr Giacché, vengono portate alla luce delle verità storiche che, altrimenti, resterebbero sconosciute al pubblico distratto dalla propaganda ufficiale; il lettore, quindi, dovrà predisporsi a valutare con mente aperta e sgombra da pregiudizi quanto in esso riportato.

Dunque, quella che è stata fatta passare per una unificazione si è dimostrata, nei fatti accertati (una annessione ben più incisiva di quella operata dalla Germania nazista nei confronti dell’Austria) una annessione attuata in favore delle aziende dell’Ovest a spese di tutti i cittadini dell’Est.

Gli effetti devastanti di tale annessione ben evidenziati nel testo (tutt’oggi rilevabili esplorando il territorio della ex Repubblica Democratica Tedesca), avrebbero dovuto quantomeno sconsigliare l’attuazione degli stessi processi in contesti storici successivi.

Al contrario, sono stati presi ad esempio nella costruzione dell’Unione Europea, con i risultati ora sotto gli occhi di tutti i cittadini dei paesi periferici appellati col termine vergognoso di “PIIGS” acronimo che indica gli Stati Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna, ma che in inglese ricorda la parola “maiali”!

Vi è di più; nel libro l’idea stessa dell’efficienza tedesca viene messa in discussione dalla descrizione di una realtà, quella della ex Repubblica Democratica Tedesca post annessione, saccheggiata e lasciata in rovina, in nome del libero mercato, dai grandi gruppi finanziari della ex Repubblica Federale Tedesca.

Da ciò risulta sfatata la supposta generosità dell’Ovest nei confronti di quello che ci è sempre stato descritto come il “povero e corrotto” Est sull’orlo di un presunto fallimento; fallimento mai tanto lontano a quel tempo e mai così incombente ora, a seguito della predazione di tutto ciò che aveva sorretto l’economia e la vita dei cittadini dei Lander orientali fino al 1990.

Dalla osservazione delle conseguenze dell’annessione fatta in maniera puntuale dall’autore, inoltre emerge chiaramente il fallimento delle politiche liberiste fatte di tagli, privatizzazioni e “compiti a casa” imposti da uno Stato forte nei confronti di  uno più debole, fallimento che poi avremmo, negli anni a seguire, sperimentato noi PIIGS sulla pelle dei nostri lavoratori e delle nostre famiglie con l’ingresso nella Unione Europea.

A conclusione della lettura in questa chiave del pregevole testo di Vladimiro Giacché ciascuno, confrontando appunto quanto avvenuto alla ex DDR con quanto avviene oggi ai PIIGS dell’Unione Europea,  può autonomamente dedurre che la necessità impellente per questi ultimi paesi è quella di far fronte comune (a differenza di quanto sta avvenendo ora alla Grecia lasciata sola contro tutti) al fine di avversare una Unione Europea costruita sulle libertà di auto accrescersi del capitale a danno dei diritti dei cittadini; una Unione Europea per di più costruita sotto la regia degli stessi personaggi che hanno diretto l’annessione tedesca e che ora pretendono di mettere in pratica, con gli stessi metodi, le medesime perniciose politiche.

Ora lascio la parola all’autore, permettendomi di consigliare a tutti la lettura di Anschluss (che appunto significa annessione) libro che, un personaggio a noi noto e dotato di intelligenza e cultura rare, ne ha descritta la lettura “un dovere civico”.

Grazie

I VIDEO DELL'EVENTO BY EGODELLARETE
La mia presentazione
L'intervento di Vladimiro Giacchè


Ora un po' di dati sullo stato dell'economia italiana, così tanto per gradire, fonte:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1613489/crisi-sistemica/la-verita-sull-economia-italiana-tutti-i-dati-che-non-potete-non-sapere.aspx
Aggiornato al 14/04/2014

- Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);

- Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e' sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);

- Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;

- Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);

- Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);

- Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio' equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto "Spesa famiglie") di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e' stato per i consumi "senza dubbio il peggiore, sono tornati indietro ai livelli del dopoguerra" (fonte: Codacons); crolla spesa per consumi: -7% dal 2008. Cali maggiori per abiti, mobili e alimentari;

- Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu' adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;

- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;

- Debito pubblico: è aumentato a febbraio 2014 di 17,5 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.107,2 miliardi (fonte: Bankitalia). Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;

- Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescenti su obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;

- Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);

- Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E' il tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e' record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell'Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);

- Entrate tributarie: nei primi 10 mesi dell'anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.

- Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall'Istat l'imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;

- Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell'export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell'import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell'energia, l'attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell'anno, l'avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.

- Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, rispetto ai 49,5 del 2012.

- Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;

- Felicità: Italia depressa, il 'fu-Belpaese' è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell'Onu;

- Fiducia aziende: l'indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.

- Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.

- Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l'andamento negativo dell'IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;

- Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l'indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell'1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);

- Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);

- Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d'inflazione medio annuo è stato pari all'1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.

- Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);

- Lavoro: da 2005 Italia fanalino di coda classifica occupazione Ue15 (fonte Istat); Lavoro, 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);

- Manifattura: l'indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell'espansione della produzione c'è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall'estero.

- Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;

- partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);

- poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);

- Prezzi produzione: l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l'Istat.

- Pil: il Prodotto interno lordo dell'Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento - 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell'anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell'anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l'Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L'ultima previsione dell'Istat per il 2013 e' -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l'Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall'inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);

- Potere d'acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

- Povertà: nel 2012 ha colpito il 6,8% delle famiglie e l'8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E' quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.

- Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

- Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e' calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);

- Reddito famiglie: nel 2013 e' tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio); il reddito annuale della famiglia media italiana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012, quasi il doppio della media della zona euro (fonte: Ocse);

- Ricchezza: dall'inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e' crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L'Italia comunque e' il paese piu' ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu' alto tasso di poverta': la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);

- Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);

- Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).

- Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);

- Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall'Irpef, all'Iva, all'Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non e' compatibile con la crescita;

- Spesa pubblica: in 15 anni e' salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;

- Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l'indice è calato -0,3%.