lunedì 15 febbraio 2016

Perchè la sinistra non attrae più i lavoratori





Da più parti si sente porre la domanda: perché i lavoratori si rivolgono alle destre?
I partiti dei lavoratori per antonomasia, in Italia, sono storicamente sempre stati collocati a sinistra, tra essi i principali furono il Partito Comunista e il Partito Socialista, mentre al centro, la Democrazia Cristiana attraeva il mondo dell'agricoltura. Si potrebbe quindi semplificare affermando che, una volta disgregati questi partiti, è stato naturale per la classe lavoratrice trovare riferimenti da altre parti, quando non si è data al "non  voto".
Pertanto il quesito che più dovrebbe essere indagato è: perché la sinistra non attrae i lavoratori?

Vediamo.
La ragione storica principale è sicuramente da attribuire alla metamorfosi subita dai partiti per mano della loro dirigenza. Questa metamorfosi inizia già ai tempi di Berlinguer, Craxi e De Mita quando, i maggiori partiti, hanno iniziato a rivolgere la propria attenzione verso politiche liberiste tese più all'ottenimento del consenso piuttosto che della giustizia sociale. Risale infatti a quei tempi il ritorno del liberismo sull'onda del “thatcherismo” e del “reganismo”.
Venute meno le differenze culturali sostanziali di un tempo, poi col 1989, si è assistito ad un rapido declino di tutti i partiti tradizionali che non trovavano più la stampella rappresentata dalle divisioni internazionali.
La “lobotomizzazione” culturale di massa operata dai mass-media, sempre più diretti dal grande capitale finanziario, ha poi fatto il resto fino ai giorni nostri.

Lasciando l'analisi storica a questi brevi e quindi grossolani passaggi, ora occorre necessariamente analizzare cosa accade ai nostri tempi che vedono, nella metastasi "piddina" l'evoluzione di ciò che il compianto Professor Federico Caffè già denunciava l'11 Aprile del 1982 sull'Espresso nei confronti dell'allora PCI e, nel totale disprezzo derivato dalla narrazione ufficiale di "mani pulite" nei confronti di PSI e DC, la ragione per cui è oggettivamente impossibile rivolgersi a qualsiasi derivazione di questi tre storici partiti.
Ora, il panorama politico offre sostanzialmente due aree politiche principali perfettamente interscambiabili tra di loro, dove il centrosinistra, dall'alto della sua auto-attribuita superiorità morale, opera scelte totalmente di destra ed il centrodestra prova a rispondere con velate istanze sociali (secondo un assurdo ribaltamento delle logiche politiche) usando argomenti di facile presa, con una lega che strumentalmente abbandona le istanze secessioniste per condurre battaglie nazionali; tra di esse si inserisce un movimento, dall'origine dubbia e senza una visione della società coerente, che intercetta strumentalmente tutti i malumori e alternativamente gli da voce cadendo puntualmente in contraddizione.
In questo panorama, francamente, risulta difficile individuare una forza politica di caratura nazionale capace di difendere il lavoro, in quanto tutte indistintamente impegnate sul fronte liberista e, quando va bene (è il caso del M5S), non sanno neanche di cosa io stia parlando in questo articolo.
Tutte a loro modo, sfruttando la narrazione corrente che ci vede come un Popolo incapace di autogovernarsi senza vincoli esterni, intercettano voti; ma i voti di chi?
In questo sfacelo la classe lavoratrice, di fatto, non esiste più in quanto tale, avendo essa perso ogni riferimento e, per questo, è in balia delle demagogie veicolate dai media asserviti al potere economico trans-nazionale che la tiene in costante competizione e precarietà; per questo non vede più alcuna differenza tra destra e sinistra e si comporta di conseguenza, votando in funzione del proprio egoismo ... e l'egoismo è indubbiamente di destra.
Rilevo inoltre che, nell'ambito della politica nazionale, abbiamo delle forze strumento del sistema capitalista finanziarizzato, che di fatto, sono portatrici di un messaggio comune che è questo: la destra e la sinistra non esistono più (!), ma (e qui veniamo al titolo) quelle che ancora si definiscono orgogliosamente di sinistra, appaiono smembrate, una “armata brancaleone” sempre alla ricerca di una nuova sigla, promotrici di diritti civili in sostituzione di quelli sociali, e  per giunta rette da mentitori seriali, quindi inaffidabili - non che i mentitori seriali manchino da tutte le parti della politica nazionale!

Un accenno merita il sommerso mondo sovranista; questo può contare ancora su una sana e reale divisione tra destra e sinistra, in esso non si sono persi i valori dell'una e dell'altra parte, ma è composto da piccole ed insignificanti forze politiche che, soprattutto a sinistra, risultano incapaci di far fronte comune e per questo restano schiacciate dalla predominate forza economica che sostiene tutte le altre sin qui menzionate, nessuna esclusa.
I nascenti movimenti sovranisti, sono espressione di una società più attenta, culturalmente più brillante, ma pur sempre individualista; composti da menti pronte, ma che ritengono tutte di essere esclusiviste del "verbo", incapaci di collaborare e prive di disciplina, sono per questo destinati alla irrilevanza salvo il caso in cui riescano ad intercettare una verosimilmente prossima sollevazione popolare. In questo caso però, dovranno farsi trovare pronti e, a quello che mi è dato di osservare, difficilmente lo saranno, proprio a causa dei personalismi che li tengono ben divisi. Infatti, mentre a destra si vede come naturale il fenomeno del leaderismo, a sinistra la questione è complicata da una mancata predisposizione mentale alla gerarchia ed alla disciplina che finisce per sfasciare ogni tentativo di organizzazione.
Nel micro-cosmo sovranista inoltre, sembrano ricalcati alcuni aspetti che si riscontrano nei partiti di sistema: anche qui infatti le destre appaiono più compatte, determinate e veicolo di messaggi più semplici ed intuitivi. Questo perchè, le "menti colte della sinistra", si sono fatte scippare nel tempo dai "gretti" della destra, alcune parole d'ordine (la parola “Patria” su tutte) e per i loro teorici, ogni contenuto diventa oggetto di complicate, dotte, farraginose, inefficaci giustificazioni. Spesso per loro, ad esempio, la parola "populismo" ha perso il suo significato originale (atteggiamento culturale e politico che esalta il popolo, sulla base di principi e programmi ispirati al socialismo) divenendo un sinonimo di demagogia, arrivando fino al paradosso di definire populisti gli avversari della destra. Altro esempio: sull’immigrazione. A destra il messaggio è semplice e diretto, quindi efficace: “prima gli italiani”! A sinistra che cosa abbiamo? Allora, si va da posizioni inaccettabili del tipo “bisogna accogliere tutti” a posizioni più ragionevoli ma più complesse come “bisogna controllare i flussi migratori per evitare il costituirsi dell’esercito di disoccupati di riserva teorizzato da Marx” il tutto condito da paginate di spiegazioni ancor più criptiche.

E’ inutile girarci intorno, fintanto che gli "intellettuali di sinistra" (che sia di sistema o che sia fuori dallo stesso), con quell’atteggiamento, a tutti evidente, da “puzza sotto il naso”, si limiteranno a definire demagogiche le posizioni della destra senza abbassare il livello della loro comunicazione, quindi a divenire dei veri populisti, saranno destinati a perdere consenso (quelle di sistema che lo hanno) e a non trovarlo (quelle sovraniste che dovrebbero averlo).

In conclusione quindi, attribuisco alla cosiddetta ”intellighenzia di sinistra” in collusione con i dirigenti delle forze politiche ad essa affini la responsabilità dell’emorragia, intesa come fuga a destra del popolo e prevedo che, o sarà in grado di cambiare testa e linguaggio, o sarà nel prossimo futuro votata alla subalternità rispetto alla "cultura semplificata" di matrice liberale, agli occhi dei lavoratori, ma direi di tutti i cittadini.


giovedì 7 gennaio 2016

Questo, non è un Paese per ... sognatori


Questa mattina sono stato provvidamente destato da una telefonata di mia madre che ha così interrotto un sogno, o meglio un incubo: mi trovavo nel bel mezzo di una rivoluzione accampato alla meglio con altri combattenti ed erano appena arrivate le forze speciali equipaggiate di tutto punto, con tanto di visori notturni grazie ai quali ci hanno potuti individuare nella macchia. Appena catturato è "arrivata" la mamma con la sua telefonata a "salvarmi". 

Il fatto ha suscitato in me un flusso di scenari, tutti dalle conclusioni poco edificanti. Ve ne voglio parlare, ma se siete degli ottimisti incalliti fermatevi qui e se siete soggetti tendenti alla depressione, avreste dovuto farlo già dal titolo.
Gli scenari considerano tutti l’inevitabile peggioramento delle condizioni di vita della cittadinanza, tale da rendere necessaria una svolta, pacifica o violenta che sia, contro il sistema liberista eurocratico ora imperante, destinato ad asservire ognuno di noi più di quanto non lo siamo già.


La guerriglia
Sono partito dall’immaginare gli sviluppi del sogno interrotto dalla telefonata, in un mondo, come quello attuale e futuro, ipercontrollato dalle forze globaliste mediante la disponibilità di mezzi tecnologici (internet, satelliti, telecamere, ecc.) in grado di identificare e colpire persone e mezzi ovunque, vanificando ogni vantaggio che per esempio ebbero i rivoluzionari cubani o i partigiani italiani nel rifugiarsi tra boscaglia e grotte.



I black bloc
Per ovviare a ciò ho immaginato una guerriglia svolta in ambiente urbano, in cui gli assalti da parte delle avanguardie a banche e negozi della grande distribuzione in mano alle multinazionali, finivano senza danno alle persone con la distribuzione dei proventi tra i presenti (dipendenti inclusi), comunque in favore dei più bisognosi e della “causa”, ma anche questo genere di azioni verrebbe subito vanificato da operazioni di false flag organizzate dal sistema con lo scopo di creare una spaccatura tra i gruppi rivoluzionari e la cittadinanza mediante l’uccisione del maggior numero di persone possibile.



La pirateria informatica
Quindi, considerando le scarse possibilità di vittoria per una guerriglia fatta, da una parte da persone comuni male armate e con scarsi mezzi che possono comunicare solo di persona e dall’altra da professionisti dotati di ogni arma e mezzo nonché ottimamente supportati tatticamente e tecnologicamente, ho abbandonato gli scenari “guerreggianti”, rivolgendo l'immaginazione ad attacchi informatici al sistema; ma anche questi li ho subito bollati come poco affidabili nei confronti del bene comune, in quanto condotti chissà da chi, chissà da dove e chissà con quale recondito scopo. 





La rivolta fiscale
Un'altro scenario immaginabile e per certi versi efficace, sarebbe quello che prevede la rivolta fiscale; partendo dal presupposto che essa debba essere condotta dalla maggioranza dei cittadini e non da singoli che finirebbero in mano agli strozzini di sistema con tutta la loro vita.
E' sicuramente una giusta azione di lotta colpire dove più fa male e dove più giusto - è oramai assodato il fatto che il nostro Paese, avendo incostituzionalmente delegato al sistema bancario privato straniero il potere di emettere moneta, non ha alcuna possibilita di andare incontro alle esigenze della cittadinanza se non al prezzo di indebitarsi ed il denaro necessario per far fronte a tale debito deve per forza venire prelevato tramite la tassazione, quindi una tassazione iniqua ed incostituzionale.
Ma il problema però è sempre lo stesso: gli Italiani attualmente sono un Popolo diviso ad arte da campagne di vero e proprio odio tra categorie (pensionati contro giovani, dipendenti pubblici contro autonomi, ecc.) e fintanto che non riusciranno ad avere una coscienza comune nella certezza che uniti si libereranno dell'attuale oligarchia, gli Italiani non faranno mai nessuna azione comune e quindi efficace. Se mai la faranno, accadrà solo quando avranno perso tutto o lo staranno per perdere ... e quindi quando non avranno più tasse da pagare.



Il sacco della Grecia
Alla attuale velocità di annientamento di democrazia e diritti e vista la qualità del sistema dell’informazione che abbiamo in Italia, ho pensato anche non sia ipotizzabile una soluzione democratica e pacifica, in tempi accettabili al fine di salvare il salvabile; infatti ogni giorno di più credo che purtroppo prima ci deprederanno di tutto e poi chi ce la farà si solleverà; l'esempio greco dovrebbe far riflettere se non altro in quanto precursore di quanto avverrà in un Italia che dovesse rimanere nella Unione Europea.
Ciò nonostante io mi impegnerò, sia pure nel mio inossidabile e pragmatico pessimismo e con i miei limitati mezzi, ma forte dell’alleanza con i tanti amici incontrati in questi ultimi anni di attività politica, per restituire l’Italia al suo Popolo; immagino che ciò mi costerà caro, ma renderà fiera la mia famiglia e me stesso appagato e forse sarà servito a qualcosa.
 


Il sogno europeo
Appare quindi quasi scontato che, per la gente comune resa ignara di ciò che sta realmente accadendo, il “sogno europeo” sia ancora quello più tranquillizzante nonostante il perpetuo perdurare di quella che a loro viene descritta come crisi e che in realtà è il sistema messo in pratica per renderli servi; per una popolazione come la nostra tenuta divisa grazie a campagne mediatiche mirate contro ogni singola categoria fatte poi seguire da puntuali provvedimenti che colpiscono gli interessi delle singole categorie (una per volta per non scatenare una reazione generale), il tutto condito dai continui attacchi allo Stato da parte di foze politiche che sostengono una opposizione solo di facciata, ma che allontanano i cittadini dall'unica istituzione, che è stata in passato e potrebbe esserlo in futuro, in grado di garantire loro diritti e giustizia sociale,  è realmente difficile immaginare che ci sia un'alternativa al sistema oligarchico europeo costituito.
Ma tale sogno si rivelerà come il peggiore degli incubi, in quanto avrà spianato la strada senza creare alcun ostacolo, all’avanzata ed alla definitiva vittoria delle forze nemiche globaliste e liberiste.



Platone: il mito della caverna

Quindi? Vogliamo continuare così, o vogliamo comunque impegnarci per dare una vita dignitosa alle generazioni future? Vogliamo lasciare incontrastata l’azione di conquista intrapresa dal liberismo sin dagli anni ’80 e che oggi trova nella Unione Europea la sua patria elettiva o vogliamo impegnarci per ristabilire i valori che la nostra Costituzione del ’48 ha stabilito per garantire il benessere dei cittadini? Vogliamo rimanere incatenati davanti alle televisioni o vogliamo riprendere in mano la nostra democrazia ed il nostro destino?




Pesce grande o pesce piccolo?
Il nostro nemico, non può certamente vantare la superiorità numerica, ma unicamente quella dei mezzi che ha saputo sottrarci.
Per riprenderci tali mezzi è assolutamente necessario che noi sappiamo far valere il nostro vantaggio: quello dei numeri. 
La questione pertanto è che non sarà possibile la realizzazione di alcun sogno per ciascuno di noi, fintanto che non sapremo dimostrarci uniti, senza riserve, senza egoismi o invidie, a dispetto della propaganda a reti unificate.



Non ci sarà alcuna rivolta fiscale, nessuna sollevazione violenta o democratica che sia, se non riusciremo a dimostrarci un Popolo coeso e determinato.
Se vorremo tornare a sognare, tutti, confidando nella più alta forma di democrazia e libertà che la storia abbia dimostrato (l'autodeterminazione dei popoli), insieme dovremo adoperarci per edificare un casa politica comune in cui ciascuno potrà rifugiarsi, previo il proprio risveglio e l'acquisita coscienza di appartenere ad un Popolo coeso e determinato ad autogovernarsi in pace e democrazia.

E bravo Professor Bagnai


Post scritto per "Sollevazione" il 9.12.15

Noi sovranisti (definiti con vari epiteti che per educazione non vogliamo ribaltare su di lui) siamo abituati alle campagne del Prof. Bagnai contro qualcuno che potrebbe essergli alleato.

In questo articolo un esempio di come si fomenta il tutti contro tutti di cui si nutre il liberismo.

Ma secondo voi quelli su cui vomita il suo acido sarcasmo in questo articolo, sono mai stati resi edotti dai media di regime o dai divulgatori come lui del pericolo che correvano?
O forse, saccente e presuntuoso, pensa veramente che il suo messaggio sia come quello del Papa "urbi et orbi".

Caro Professore, intanto che aspetta di salire sul carro del vincitore (per poi venirne inevitabilmente buttato fuori - chi lo vorrebbe in squadra uno così?) tenga a mente che, godere delle disgrazie altrui porta solo a due inevitabili conseguenze:
primo, che qualcuno, prima o poi, godrà delle sue (se già non lo fa), ma sopratutto, che entrambi mai vi unirete contro il nemico comune

Complimenti per la saggezza, avanti così Prof. continui a straparlare, a raccontarsi quanto è bravo, se le fa piacere intoniamo tutti un coro:

BRAVO PROFESSOR BAGNAI!

... contento?

martedì 29 dicembre 2015

Appello di capodanno al Popolo Italiano




Viviamo tempi complicati, ma non difficili … questi devono ancora arrivare!


Appello di capodanno al Popolo Italiano

Cari Italiani, compatrioti

Sta per iniziare un nuovo anno, il 2016, nel nostro Paese all’insegna della totale assenza di democrazia, giustizia sociale e rispetto per il bene comune.

La democrazia è solo di facciata, mai come ora nella storia degli Stati moderni, votare è stato così inutile; i tre poteri dello Stato democratico progressivamente vengono smantellati o resi inefficaci; il sistema mediatico è totalmente asservito alle logiche dei proprietari che certamente non corrispondono a quelle del Popolo, mentre internet diventa sempre più un non-luogo dove tra l’informarsi e il disinformarsi non corre alcuna differenza;  il lavoro stabile e ben retribuito è un miraggio, così come una giusta pensione per tutti; le attività che non hanno ancora chiuso lo stanno per fare per lasciare il campo ai grandi gruppi internazionali; le aziende pubbliche che hanno garantito servizi ai cittadini stanno passando nelle mani delle grandi multinazionali con il conseguente aumento delle tariffe e il taglio dei servizi meno remunerativi - dovremo pagare ogni servizio pur non godendo di un reddito dignitoso, il tutto in un regime fiscale vessatorio; come se non bastasse, le radici storico-culturali che solo noi al mondo possiamo vantare, vengono costantemente attaccate ideologicamente in favore di un meltin pot che ci vuol far dimenticare chi siamo e cosa possiamo se uniti. Il tutto si compie in un’Italia ricca, ma che non conosce più la redistribuzione la quale, applicata nel trentennio del boom post-bellico in ottemperanza ai dettami costituzionali, ha garantito un buon grado di uniformità nella crescita delle condizioni di vita di tutti gli Italiani durante il periodo storico definito “il miracolo italiano”.

In queste condizioni si apre un nuovo anno ancora governato da personaggi mai delegati democraticamente a farlo dove una oligarchia trans-nazionale dirige la politica nazionale rendendo vane, confuse e quasi senza significato le parole “sinistra” e “destra”; in questo quadro i maggiori partiti, che si dichiarano dell’una o dell’altra parte, obbediscono pedissequamente agli ordini pervenuti tramite missive da non rendere pubbliche provenienti dai centri di potere bancario europei, recitando di volta in volta la parte che più conviene.
Tali forze politiche, che ci hanno sin qui condotti, non sono certamente legittimate a trarci da questa situazione – anzi i loro responsabili dovranno affrontare in prima persona le conseguenze del loro tradimento dei valori costituzionali, mentre quelle che in apparenza sembrano contrastarle non possiedono alcuna comune visione della società e pertanto non saranno in grado di restituire agli Italiani un’Italia coesa, democratica e giusta ed infine (in un accenno alla parte politica che rappresento), quelle che potrebbero ricomporre il quadro istituzionale, l’assetto economico e lo stato di democrazia, in conformità ai dettami costituzionali sono ancora ininfluenti e lo resteranno a lungo in assenza di una volontà a collaborare, ma soprattutto in assenza di consapevolezza, da parte della maggioranza dei nostri concittadini, della propria condizione di sudditanza nei confronti di una élite determinata a sottomettere tutti noi.

Le forze globalizzatrici del grande capitale finanziario, predatorie per loro natura, si stanno riprendendo quanto conquistato dai nostri genitori e nonni dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli inizi degli anni ’80 e non si limiteranno a questo, ma andranno oltre fino a renderci tutti “servi della gleba” inconsapevoli di esserlo ed ai nostri figli resterà solo la miseria e la sottomissione e la storia avrà insegnato una volta ancora che da essa l’umanità non apprende nulla.
Tutti i diritti conquistati dalle generazioni precedenti, grazie alla protezione offerta della nostra Carta Costituzionale, stanno scomparendo uno ad uno proprio a causa della esautorazione di ogni istituzione democratica e quindi della Costituzione Repubblicana del ’48 in favore del “volere dei mercati” fermamente tutelato dalle norme che regolano l’Unione Europea; tutte le nostre ricchezze più o meno grandi passeranno di mano secondo la logica darwinian-capitalistica del pesce grande che si mangia il più piccolo.

Come ho prima accennato l’Italia è un paese ricco, molto ricco (prima di rimanere invischiato tra le regole liberiste che lo hanno condotto nella U.E. – patria elettiva del liberismo che mai si farà patria dei suoi cittadini - era un paese leader dell’economia mondiale), e non solo per il suo patrimonio culturale e paesaggistico ora impossibile da preservare a causa di una politica di bilancio delegata a terzi, non solo per la nostra capacità imprenditoriale e la nostra inventiva ora rese inefficaci da regole e burocrazia europee, non solo per la nostra capacità di raggiungere la migliore qualità di vita possibile ora annullata dalle leggi di mercato, ma è soprattutto ricca dei conti correnti e delle case degli Italiani.
Il Popolo Italiano, popolo di lavoratori, dal dopoguerra si è contraddistinto per le sue capacità di risparmio; i frutti del lavoro dei nostri nonni e dei nostri padri, ed in parte anche nostri, comunemente sono finiti in case di proprietà familiare, libretti di conto postali, conti correnti bancari e titoli di Stato, il tutto sotto la tutela della Costituzione del ’48; ora non saprei se possiamo ancora vantare il maggior risparmio al mondo, ma in passato (sicuramente prima di entrare nella Unione Europea) eravamo i primi al mondo sia in termini di risparmio che di proprietà degli alloggi di residenza.
Gran parte (se non tutta) questa ricchezza è destinata a finire in mano delle grandi realtà finanziarie globali.
Dall’andamento dell’economia degli ultimi decenni e considerata la inarrestabile decelerazione degli ultimi anni, dalla piega che sta prendendo la subordinazione dei governi alle cosiddette istituzioni europee oligarchiche e conseguente progressivo arretramento della democrazia, fino all’esempio greco precursore di ciò che avverrà presto in tutta l’Europa del sud, tutto fa dedurre che gli spazi per la sovranità del Popolo Italiano e per la Democrazia previste addirittura dal primo articolo della nostra Carta, andranno sempre più assottigliandosi fino a scomparire determinando la nostra assoluta sottomissione al “volere dei mercati”.

In tutto ciò, nella più completa ignoranza delle vere ragioni di quella che loro sentono come crisi (ma che invece è il sistema), la maggioranza dei cittadini sceglie di stare dalla parte del proprio nemico in aderenza alla propaganda totalitaria dominante, che narra proprio di un presunto impoverimento della popolazione in caso di fuoriuscita dal “sistema liberista europeo”. Non vedono, non vogliono o non possono vedere, che il processo dell’impoverimento di massa è in atto e che pertanto toccherà pure loro – l’esempio offerto dalla faccenda dell’unione bancaria e dei salvataggi con i soldi dei risparmiatori, fa proprio al caso per dimostrare l’assoluta incostituzionalità delle norme europee e con essa la loro perniciosità per la vita stessa dei cittadini.

La più o meno voluta inconsapevolezza da parte dei nostri concittadini circa la propria condizione di sudditi, non gioca certamente a loro favore, ma quando ad una famiglia dove si vive di entrate abbastanza sicure in un alloggio di proprietà si dovesse chiedere di contestare il sistema, cosa ci possiamo aspettare di ottenere come risposta? (il tutto in considerazione della propaganda mediatica tambureggiante condotta ad arte per ingannarli).

E’ amaro doverlo constatare, ma purtroppo fintanto che ci saranno gli stipendi più o meno equi, le stra-meritate pensioni dei nonni, le case di famiglia ed i risparmi (in esaurimento) di vite di lavoro, quelli che li hanno non si presteranno mai al cambiamento, per paura di perdere tutto; ma questa paura sarà la ragione per la quale invece perderanno tutto, proprio tutto, a partire dalla loro dignità.

Ma i nostri concittadini, che nella loro maggioranza scambiano per crisi quello che invece è un sistema (è bene ripeterlo), non si rendono conto che un figlio laureato incapace di trovare un lavoro appropriato e dignitoso rappresenta per loro una voce passiva nel bilancio familiare? Non si rendono conto che il conto in banca perde costantemente valore in un sistema che ad ogni momento attinge tramite la tassazione o prelievi forzosi dalle loro piccole risorse? Non si rendono conto che la casa, magari costruita con i sacrifici di tutta la famiglia, sta perdendo inesorabilmente valore spesso per mancanza di risorse per mantenerla, ma soprattutto perché tassata in quanto “bene rifugio” degli italiani? Non si rendono conto che chiunque vada al governo continua la politica di quello precedente nonostante il perpetuo aggravarsi delle loro condizioni economiche? Non si rendono conto che quelli che una volta venivano ritenuti dei indiscutibili diritti conquistati anche duramente ora sono diventati degli odiosi privilegi da tagliare? Non si rendono conto, che ciò prima veniva garantito loro, ora diviene fatto oggetto di tariffazioni sempre più onerose? E quel che è più grave, non si rendono conto delle reiterate bugie di regime trasmesse a reti unificate puntualmente smentite dai fatti (da quanti anni ci sentiamo ripetere che quello successivo sarà caratterizzato dalla ripresa)?

Molti di loro, per il momento sono troppo occupati a denigrare il nostro malridotto Paese, ferito a morte nella loro totale indifferenza e non si rendono conto e, alle attuali condizioni, non lo faranno mai. Ce la faranno solamente quando, nonostante quanto propagandato dal sistema, avranno perso tutto o, nei migliori tra i casi, quando lo stanno perdendo.
Credo che solo allora la maggioranza degli italiani si solleverà al fianco di noi, sempre rimasti Popolo Italiano nonostante le voci autorazziste predominanti, e si faranno anch’essi Popolo rovesciando il sistema oligarchico costituito.

Non credo che l’anno che verrà sarà quello decisivo, ma spero vivamente che, quanto fino a qui da me previsto, prima o poi venga smentito dai fatti; non per effetto di una manovra tanto diversiva quanto subdola (speriamo mai criminale) posta in essere dalle forze oligarchiche liberiste dominanti, ma a totale e perenne merito di noi Italiani che avremo insieme riconquistato la nostra incedibile sovranità e la nostra sacrosanta democrazia.
Ma se tale augurabile smentita non dovesse palesarsi, allora saranno guai! Guai molto seri, per tutti noi, nessuno escluso. Succederà esattamente ciò che ho appena accennato qui sopra, gradatamente, categoria per categoria, in modo da non provocare la reazione di tutti contemporaneamente, verremo scippati di diritti e averi fino al punto di doverci ribellare per riprendere in mano la nostra vita, se non sarà troppo tardi.

Nella speranza di non dover ripetere quanto contenuto in questo appello esattamente tra un anno, sicuramente in una situazione più grave dell’attuale, il mio impegno per l’anno venturo, assieme a molti amici incontrati negli ultimi anni, sarà quello di formare una coscienza comune fra tutte le componenti della società italiana tenute divise da continue campagne in pieno stile “divide et impera”, con i miei modesti mezzi, con i miei limiti, ma con tutto me stesso, coerentemente, affinché si riapra il dialogo tra tutti gli Italiani e che il dialogo diventi solidarietà e (auto)determinazione.

A tutti il miglior 2016 possibile