lunedì 18 aprile 2016

Vorrei sapere cosa vi aspettavate, ma sopratutto ... cosa vi aspettate!


Davvero pensavate di raggiungere il quorum? 
Davvero pensavate che i SI avrebbero condannato Renzi & co? 
Davvero pensavate che le attività su internet fossero determinanti?

Con lo scontato risultato referendario di ieri, spero che tutti vi siate resi conto di quanto grande sia la distanza tra ciò che "avviene" in rete e la realtà delle cose.

Io mi misuro sempre con la gente e, in OGNI luogo che frequento, vedo un mondo (reale) totalmente diverso da quello (virtuale) che gli algoritmi informatici su cui sono basati social e motori di ricerca ci fanno percepire.
Tanto per intenderci, mi guardo bene dal frequentare sempre le stesse persone che la pensano più o meno come me, ma osservo e comunico con gente di tutti i tipi in ogni situazione, in una una sorta di sondaggio personale, e noto che, temi centrali come la sovranità popolare ed i principi costituzionali, sono completamente fuori dagli interessi della stragrande maggioranza dei nostri concittadini i quali, quando va bene, credono che quella che stiamo vivendo sia una crisi e ne attribuiscono la colpa a corruzione e sprechi prendendosela con la "casta" (fino ad avercela col vicino dipendente pubblico o col parente pensionato) e, quando va male, se ne fregano in quanto si ritengono al sicuro da quella che anche loro percepiscono solo come una crisi ma che in realtà è un sistema per distruggere anche le loro vite.

Il fatto è che la gente è tenuta totalmente all'uscuro su tutto ciò che non sia sport, gossip e bassa politica - si, quella parlamentare, che da un lato uniforma pseudo destra e pseudo sinistra in un'azione comune e continua che tende a fottere diritti e beni a tutti noi e dall'altro ci offre una piattaforma informatica pilotata, su cui tutti possono sfogarsi contro falsi bersagli e nessuno può realmente incidere su ciò che conta.

Se c'è una cosa che ci ha insegnato il referendumo sulle trivelle, è che se alla gente (ben mantenuta nell'ignoranza) non interessa un bel nulla dell'ambiente verso il quale c'è comunque una certa azione sensibilizzatrice da parte dei media, figuriamoci cosa possa importare di una cosa chiamata Costituzione, la quale da troppo tempo, subisce continui vergognosi attacchi da ogni parte.

Sulla scorta di quanto troviamo scritto sui giornali e sentiamo dalle TV, è infatti purtroppo opinione tanto errata quanto diffusa che la nostra Carta sia vecchia e superata senza che nessuno si chieda come possano invecchiare dei principi.

Ci è perfino stato detto che la Costituzione attendeva questa riforma da 70 anni!

In questa situazione di totale disinformazione, ad ottobre ci sarà il referendum relativo la riforma costituzionale uscita da menti come quella di Renzi, Boschi, Alfano, Verdini & co - tutto quanto di meglio possa esprimere un parlamento illegittimo eletto dalla stessa gente di cui ho parlato sopra.

Se non vogliamo essere estromessi da qualsiasi decisione politica che riguarda le nostre vite, è giunto il momento di scegliere ed agire.

Possiamo continuare a raccontarcela tra di noi mediante i social, oppure costituire comitati locali per il NO e scendere in piazza con banchetti, gazebo ed altre iniziative, per informare sulla pericolosità della riforma.

Quello di ottobre, più che un referendum su Renzi (che prima o poi verrà comunque sostituito) sarà la prova della consistenza di chi in Italia antepone la democrazia a meschini interessi di parte.

E noi, sedicenti amanti della Costituzione, se non sapremo unirci e scendere tra le persone a discutere, ad ottobre ci fararanno il cuolo a stelle e strisce!

Simone ArticoloUno Boemio

sabato 19 marzo 2016

Sovranista io? No grazie, preferisco altro!




E’ in corso in questi giorni su “Sollevazione” (che sovente ospita cortesemente quanto scrivo) un dibattito interessante che tocca il tema del cosiddetto "sovranismo" e che mi ha dato modo di arrivare a quanto segue.



C’è stato un tempo in cui mi definivo "sovranista", in cui mi ero appena affacciato alla politica, in cui, durante dei banchetti in piazza dove proponevo ai passanti la riconquista della sovranità (ovviamente intesa come sovranità democratica), sono stato avvicinato soprattutto da persone che mi rivolgevano frasi del tipo: “bravi! qui ci rivuole zucca pelata” o “ma che volete il ritorno del re?”

Ecco, questa è l’essenza del sovranismo (quando proposto senza ulteriori aggettivi), una parola che non esiste in nessun dizionario e che dice tutto e il contrario di tutto; se la si dovesse analizzare potrebbe significare “atteggiamento culturale e politico volto alla sovranità”.

Già la sovranità, ma di chi, o cosa? Vediamo in ordine di visibilità mediatica e forza politica.



Il sistema

Pur non definendosi tali, sono indiscutibilmente forze sovraniste tutti i partiti che siedono in parlamento e che da oltre trent’anni perseguono la sovranità dei mercati. Esse rappresentano elettoralmente la maggioranza degli italiani nonostante facciano politiche in contrasto con la Costituzione del ’48 e quindi degli interessi dei cittadini.



La destra

Sono forze sovraniste le organizzazioni che propongono una sovranità di tipo autoritario. Esse rappresentano realtà emergenti in grado di avere visibilità mediatica nazionale (anche se limitata) e che sono anche arrivate alle porte della legittimazione popolare grazie ad alcune candidature nelle amministrazioni locali.



La sinistra, il centro e i divulgatori

Sono forze sovraniste le associazioni, i fronti ed i movimenti sovranisti nascenti negli ultimi anni e che ripropongono una sovranità intesa nel senso costituzionale. Esse rappresentano una minoranza nel paese (per lo più si tratta di qualche centinaio di persone attive, ma senza fondi), di forza più o meno equivalente, ma inconsistente, queste non riescono ad emergere nel dibattito politico nazionale. Vediamo perché.

Tra esse, vi sono quelle che vedono il futuro in un piccolo mondo antico (peraltro mai esistito) generato dagli “eroi del risorgimento”, quelli che hanno “fatto l’Italia senza fare gli italiani” e che, mediante l’utilizzo della forza militare, del saccheggio indiscriminato, dello sterminio e grazie all’uso sistematico della corruzione, hanno distrutto un regno ricco ed avanzato per annetterlo al regno piemontese stretto dalla morsa del debito e per questo forte dell’alleanza con i paesi creditori, costringendo come conseguenza alla emarginazione e alla emigrazione un popolo che prima non le conosceva – è un po’ come sostenere l’oligarchia rappresentata dall'Unione Europea e che persegue il dominio di una Europa in assenza di un popolo europeo e di regole democratiche costringendo i popoli alla sudditanza. E’ scontato che, in questa situazione, il popolo italiano deve restare unito se vuole avere una qualche speranza di affrancarsi dalla dittatura dei mercati, ma è altrettanto vero che un popolo deve sentirsi tale prima di poter ingaggiare una lotta e, partire dal risorgimento, non è certo il modo migliore per unire gli italiani.

Tra esse esistono anche quelle decisamente poco democratiche, partorite da un padre e padrone indiscusso che detta l’agenda e manovra i “fedeli” accusando di indisciplina chi cerca il confronto; non certo un esempio di democrazia che fa sorgere forti sospetti circa le reali intenzioni del “capo”.

Tra esse ci sono pure quelle che tentano di ricostruire i partiti usciti distrutti dall’inganno di mani pulite sulla base delle radici che furono patrimonio di gran parte del popolo italiano post ’45, un’operazione che potrebbe essere degna di riguardo se onesta, ma praticamente disperata.

Tra esse ancora sono presenti inoltre alcune che tentano di dar voce al socialismo latente radicato nel popolo lavoratore italiano, piccole organizzazioni che non riescono a trarsi dalle sabbie mobili dell’ininfluenza, perché impegnate su troppi fronti secondari fino a perdersi in polemiche infinite, che a fatica crescono e poi implodono a causa di ripetuti e successivi scioglimenti e ricostituzioni in qualcos’altro.

Infine tra esse hanno il loro seguito organizzazioni di varia natura che con la scusa della “divulgazione”, non prendono posizione ed attendono solamente di salire sul carro del vincitore.

Tutte queste forze, al momento, risultano incapaci di far fronte comune e per questo restano schiacciate dalla predominate forza che sostiene il sistema.



Ecco il mondo che si definisce sovranista in poche righe.

Un mondo fatto di persone preparate ed intelligenti, ma anche da troppe teste calde che, a causa delle loro azioni, diventano ostacolo alla realizzazione di un qualcosa di veramente popolare e democratico capace di liberare il Popolo Italiano dalla dittatura dei mercati e sono quelli che:

- ti giudicano senza aver capito

- non vanno oltre il titolo

- "quello è un rossobruno"

- "o si fa così o io non entro"

- hanno fretta e cercano "il gesto eclatante"

- si infiammano per una parola

- non cercano capire

- non possono capire

- restano delusi e abbandonano

- non ammettono gli errori e perseverano

- si reputano intelligenti

- "noi siamo in x e con voi pochi non trattiamo"

- non sanno farsi da parte quando è giunto il momento

- "io oggi ho da fare" ogni volta

- non si fanno capire

- strumentalizzano

- ti guardano dall'alto perchè non hai una laurea

- "lo so io quello che ci vuole"

- hanno sempre ragione

- spostano il discorso su altro

- non vogliono regole

- hanno la puzza sotto il naso

- si accordano in privato prima della riunione

- restano dietro la tastiera

- non c'è più sordo di chi non vuol sentire

- usano i paroloni per darsi un contegno

- "chi mi ama mi segua"

- "io con quello non ci parlo"

- mantengono il punto senza compromessi

- giudicano gli altri

- non sanno farsi capire

- "io vado avanti per la mia strada"

- sono superficiali

e così via.



Quindi, se definirsi sovranisti significa tutto e il contrario di tutto, significa non far capire immediatamente alla gente cosa si vuole, io non desidero appartenere ad una categoria indefinita, troppo generica e contraddittoria.

Lotterò con chiunque voglia abrogare tutte le pseudo riforme di stampo liberista succedutesi in Italia dagli anni ottanta ed ancora in cantiere; sarò al fianco di chi si adopera per le dissoluzione del liberismo e della sua patria elettiva: la UE; sosterrò fattivamente chi si batte per il ripristino della Costituzione del ’48 al vertice dell’ordinamento ed a guida delle vite degli Italiani, quindi per la loro SOVRANITA'. Per questo potrei definirmi populista (ove il populismo è un atteggiamento culturale e politico che esalta il popolo, sulla base di principi e programmi ispirati al socialismo, anche se il suo significato viene spesso confuso con quello di demagogia), potrei definirmi statalista (ove lo statalismo è la tendenza ad attribuire allo Stato un ruolo forte nel possesso di aziende e nel controllo dell'economia nazionale), potrei definirmi democratico (ove democrazia significa governo del popolo), potrei non definirmi affatto (perché dovrei?), ma sicuramente da ora non mi definirò più sovranista senza altri aggettivi.



lunedì 15 febbraio 2016

Perchè la sinistra non attrae più i lavoratori





Da più parti si sente porre la domanda: perché i lavoratori si rivolgono alle destre?
I partiti dei lavoratori per antonomasia, in Italia, sono storicamente sempre stati collocati a sinistra, tra essi i principali furono il Partito Comunista e il Partito Socialista, mentre al centro, la Democrazia Cristiana attraeva il mondo dell'agricoltura. Si potrebbe quindi semplificare affermando che, una volta disgregati questi partiti, è stato naturale per la classe lavoratrice trovare riferimenti da altre parti, quando non si è data al "non  voto".
Pertanto il quesito che più dovrebbe essere indagato è: perché la sinistra non attrae i lavoratori?

Vediamo.
La ragione storica principale è sicuramente da attribuire alla metamorfosi subita dai partiti per mano della loro dirigenza. Questa metamorfosi inizia già ai tempi di Berlinguer, Craxi e De Mita quando, i maggiori partiti, hanno iniziato a rivolgere la propria attenzione verso politiche liberiste tese più all'ottenimento del consenso piuttosto che della giustizia sociale. Risale infatti a quei tempi il ritorno del liberismo sull'onda del “thatcherismo” e del “reganismo”.
Venute meno le differenze culturali sostanziali di un tempo, poi col 1989, si è assistito ad un rapido declino di tutti i partiti tradizionali che non trovavano più la stampella rappresentata dalle divisioni internazionali.
La “lobotomizzazione” culturale di massa operata dai mass-media, sempre più diretti dal grande capitale finanziario, ha poi fatto il resto fino ai giorni nostri.

Lasciando l'analisi storica a questi brevi e quindi grossolani passaggi, ora occorre necessariamente analizzare cosa accade ai nostri tempi che vedono, nella metastasi "piddina" l'evoluzione di ciò che il compianto Professor Federico Caffè già denunciava l'11 Aprile del 1982 sull'Espresso nei confronti dell'allora PCI e, nel totale disprezzo derivato dalla narrazione ufficiale di "mani pulite" nei confronti di PSI e DC, la ragione per cui è oggettivamente impossibile rivolgersi a qualsiasi derivazione di questi tre storici partiti.
Ora, il panorama politico offre sostanzialmente due aree politiche principali perfettamente interscambiabili tra di loro, dove il centrosinistra, dall'alto della sua auto-attribuita superiorità morale, opera scelte totalmente di destra ed il centrodestra prova a rispondere con velate istanze sociali (secondo un assurdo ribaltamento delle logiche politiche) usando argomenti di facile presa, con una lega che strumentalmente abbandona le istanze secessioniste per condurre battaglie nazionali; tra di esse si inserisce un movimento, dall'origine dubbia e senza una visione della società coerente, che intercetta strumentalmente tutti i malumori e alternativamente gli da voce cadendo puntualmente in contraddizione.
In questo panorama, francamente, risulta difficile individuare una forza politica di caratura nazionale capace di difendere il lavoro, in quanto tutte indistintamente impegnate sul fronte liberista e, quando va bene (è il caso del M5S), non sanno neanche di cosa io stia parlando in questo articolo.
Tutte a loro modo, sfruttando la narrazione corrente che ci vede come un Popolo incapace di autogovernarsi senza vincoli esterni, intercettano voti; ma i voti di chi?
In questo sfacelo la classe lavoratrice, di fatto, non esiste più in quanto tale, avendo essa perso ogni riferimento e, per questo, è in balia delle demagogie veicolate dai media asserviti al potere economico trans-nazionale che la tiene in costante competizione e precarietà; per questo non vede più alcuna differenza tra destra e sinistra e si comporta di conseguenza, votando in funzione del proprio egoismo ... e l'egoismo è indubbiamente di destra.
Rilevo inoltre che, nell'ambito della politica nazionale, abbiamo delle forze strumento del sistema capitalista finanziarizzato, che di fatto, sono portatrici di un messaggio comune che è questo: la destra e la sinistra non esistono più (!), ma (e qui veniamo al titolo) quelle che ancora si definiscono orgogliosamente di sinistra, appaiono smembrate, una “armata brancaleone” sempre alla ricerca di una nuova sigla, promotrici di diritti civili in sostituzione di quelli sociali, e  per giunta rette da mentitori seriali, quindi inaffidabili - non che i mentitori seriali manchino da tutte le parti della politica nazionale!

Un accenno merita il sommerso mondo sovranista; questo può contare ancora su una sana e reale divisione tra destra e sinistra, in esso non si sono persi i valori dell'una e dell'altra parte, ma è composto da piccole ed insignificanti forze politiche che, soprattutto a sinistra, risultano incapaci di far fronte comune e per questo restano schiacciate dalla predominate forza economica che sostiene tutte le altre sin qui menzionate, nessuna esclusa.
I nascenti movimenti sovranisti, sono espressione di una società più attenta, culturalmente più brillante, ma pur sempre individualista; composti da menti pronte, ma che ritengono tutte di essere esclusiviste del "verbo", incapaci di collaborare e prive di disciplina, sono per questo destinati alla irrilevanza salvo il caso in cui riescano ad intercettare una verosimilmente prossima sollevazione popolare. In questo caso però, dovranno farsi trovare pronti e, a quello che mi è dato di osservare, difficilmente lo saranno, proprio a causa dei personalismi che li tengono ben divisi. Infatti, mentre a destra si vede come naturale il fenomeno del leaderismo, a sinistra la questione è complicata da una mancata predisposizione mentale alla gerarchia ed alla disciplina che finisce per sfasciare ogni tentativo di organizzazione.
Nel micro-cosmo sovranista inoltre, sembrano ricalcati alcuni aspetti che si riscontrano nei partiti di sistema: anche qui infatti le destre appaiono più compatte, determinate e veicolo di messaggi più semplici ed intuitivi. Questo perchè, le "menti colte della sinistra", si sono fatte scippare nel tempo dai "gretti" della destra, alcune parole d'ordine (la parola “Patria” su tutte) e per i loro teorici, ogni contenuto diventa oggetto di complicate, dotte, farraginose, inefficaci giustificazioni. Spesso per loro, ad esempio, la parola "populismo" ha perso il suo significato originale (atteggiamento culturale e politico che esalta il popolo, sulla base di principi e programmi ispirati al socialismo) divenendo un sinonimo di demagogia, arrivando fino al paradosso di definire populisti gli avversari della destra. Altro esempio: sull’immigrazione. A destra il messaggio è semplice e diretto, quindi efficace: “prima gli italiani”! A sinistra che cosa abbiamo? Allora, si va da posizioni inaccettabili del tipo “bisogna accogliere tutti” a posizioni più ragionevoli ma più complesse come “bisogna controllare i flussi migratori per evitare il costituirsi dell’esercito di disoccupati di riserva teorizzato da Marx” il tutto condito da paginate di spiegazioni ancor più criptiche.

E’ inutile girarci intorno, fintanto che gli "intellettuali di sinistra" (che sia di sistema o che sia fuori dallo stesso), con quell’atteggiamento, a tutti evidente, da “puzza sotto il naso”, si limiteranno a definire demagogiche le posizioni della destra senza abbassare il livello della loro comunicazione, quindi a divenire dei veri populisti, saranno destinati a perdere consenso (quelle di sistema che lo hanno) e a non trovarlo (quelle sovraniste che dovrebbero averlo).

In conclusione quindi, attribuisco alla cosiddetta ”intellighenzia di sinistra” in collusione con i dirigenti delle forze politiche ad essa affini la responsabilità dell’emorragia, intesa come fuga a destra del popolo e prevedo che, o sarà in grado di cambiare testa e linguaggio, o sarà nel prossimo futuro votata alla subalternità rispetto alla "cultura semplificata" di matrice liberale, agli occhi dei lavoratori, ma direi di tutti i cittadini.


giovedì 7 gennaio 2016

Questo, non è un Paese per ... sognatori


Questa mattina sono stato provvidamente destato da una telefonata di mia madre che ha così interrotto un sogno, o meglio un incubo: mi trovavo nel bel mezzo di una rivoluzione accampato alla meglio con altri combattenti ed erano appena arrivate le forze speciali equipaggiate di tutto punto, con tanto di visori notturni grazie ai quali ci hanno potuti individuare nella macchia. Appena catturato è "arrivata" la mamma con la sua telefonata a "salvarmi". 

Il fatto ha suscitato in me un flusso di scenari, tutti dalle conclusioni poco edificanti. Ve ne voglio parlare, ma se siete degli ottimisti incalliti fermatevi qui e se siete soggetti tendenti alla depressione, avreste dovuto farlo già dal titolo.
Gli scenari considerano tutti l’inevitabile peggioramento delle condizioni di vita della cittadinanza, tale da rendere necessaria una svolta, pacifica o violenta che sia, contro il sistema liberista eurocratico ora imperante, destinato ad asservire ognuno di noi più di quanto non lo siamo già.


La guerriglia
Sono partito dall’immaginare gli sviluppi del sogno interrotto dalla telefonata, in un mondo, come quello attuale e futuro, ipercontrollato dalle forze globaliste mediante la disponibilità di mezzi tecnologici (internet, satelliti, telecamere, ecc.) in grado di identificare e colpire persone e mezzi ovunque, vanificando ogni vantaggio che per esempio ebbero i rivoluzionari cubani o i partigiani italiani nel rifugiarsi tra boscaglia e grotte.



I black bloc
Per ovviare a ciò ho immaginato una guerriglia svolta in ambiente urbano, in cui gli assalti da parte delle avanguardie a banche e negozi della grande distribuzione in mano alle multinazionali, finivano senza danno alle persone con la distribuzione dei proventi tra i presenti (dipendenti inclusi), comunque in favore dei più bisognosi e della “causa”, ma anche questo genere di azioni verrebbe subito vanificato da operazioni di false flag organizzate dal sistema con lo scopo di creare una spaccatura tra i gruppi rivoluzionari e la cittadinanza mediante l’uccisione del maggior numero di persone possibile.



La pirateria informatica
Quindi, considerando le scarse possibilità di vittoria per una guerriglia fatta, da una parte da persone comuni male armate e con scarsi mezzi che possono comunicare solo di persona e dall’altra da professionisti dotati di ogni arma e mezzo nonché ottimamente supportati tatticamente e tecnologicamente, ho abbandonato gli scenari “guerreggianti”, rivolgendo l'immaginazione ad attacchi informatici al sistema; ma anche questi li ho subito bollati come poco affidabili nei confronti del bene comune, in quanto condotti chissà da chi, chissà da dove e chissà con quale recondito scopo. 





La rivolta fiscale
Un'altro scenario immaginabile e per certi versi efficace, sarebbe quello che prevede la rivolta fiscale; partendo dal presupposto che essa debba essere condotta dalla maggioranza dei cittadini e non da singoli che finirebbero in mano agli strozzini di sistema con tutta la loro vita.
E' sicuramente una giusta azione di lotta colpire dove più fa male e dove più giusto - è oramai assodato il fatto che il nostro Paese, avendo incostituzionalmente delegato al sistema bancario privato straniero il potere di emettere moneta, non ha alcuna possibilita di andare incontro alle esigenze della cittadinanza se non al prezzo di indebitarsi ed il denaro necessario per far fronte a tale debito deve per forza venire prelevato tramite la tassazione, quindi una tassazione iniqua ed incostituzionale.
Ma il problema però è sempre lo stesso: gli Italiani attualmente sono un Popolo diviso ad arte da campagne di vero e proprio odio tra categorie (pensionati contro giovani, dipendenti pubblici contro autonomi, ecc.) e fintanto che non riusciranno ad avere una coscienza comune nella certezza che uniti si libereranno dell'attuale oligarchia, gli Italiani non faranno mai nessuna azione comune e quindi efficace. Se mai la faranno, accadrà solo quando avranno perso tutto o lo staranno per perdere ... e quindi quando non avranno più tasse da pagare.



Il sacco della Grecia
Alla attuale velocità di annientamento di democrazia e diritti e vista la qualità del sistema dell’informazione che abbiamo in Italia, ho pensato anche non sia ipotizzabile una soluzione democratica e pacifica, in tempi accettabili al fine di salvare il salvabile; infatti ogni giorno di più credo che purtroppo prima ci deprederanno di tutto e poi chi ce la farà si solleverà; l'esempio greco dovrebbe far riflettere se non altro in quanto precursore di quanto avverrà in un Italia che dovesse rimanere nella Unione Europea.
Ciò nonostante io mi impegnerò, sia pure nel mio inossidabile e pragmatico pessimismo e con i miei limitati mezzi, ma forte dell’alleanza con i tanti amici incontrati in questi ultimi anni di attività politica, per restituire l’Italia al suo Popolo; immagino che ciò mi costerà caro, ma renderà fiera la mia famiglia e me stesso appagato e forse sarà servito a qualcosa.
 


Il sogno europeo
Appare quindi quasi scontato che, per la gente comune resa ignara di ciò che sta realmente accadendo, il “sogno europeo” sia ancora quello più tranquillizzante nonostante il perpetuo perdurare di quella che a loro viene descritta come crisi e che in realtà è il sistema messo in pratica per renderli servi; per una popolazione come la nostra tenuta divisa grazie a campagne mediatiche mirate contro ogni singola categoria fatte poi seguire da puntuali provvedimenti che colpiscono gli interessi delle singole categorie (una per volta per non scatenare una reazione generale), il tutto condito dai continui attacchi allo Stato da parte di foze politiche che sostengono una opposizione solo di facciata, ma che allontanano i cittadini dall'unica istituzione, che è stata in passato e potrebbe esserlo in futuro, in grado di garantire loro diritti e giustizia sociale,  è realmente difficile immaginare che ci sia un'alternativa al sistema oligarchico europeo costituito.
Ma tale sogno si rivelerà come il peggiore degli incubi, in quanto avrà spianato la strada senza creare alcun ostacolo, all’avanzata ed alla definitiva vittoria delle forze nemiche globaliste e liberiste.



Platone: il mito della caverna

Quindi? Vogliamo continuare così, o vogliamo comunque impegnarci per dare una vita dignitosa alle generazioni future? Vogliamo lasciare incontrastata l’azione di conquista intrapresa dal liberismo sin dagli anni ’80 e che oggi trova nella Unione Europea la sua patria elettiva o vogliamo impegnarci per ristabilire i valori che la nostra Costituzione del ’48 ha stabilito per garantire il benessere dei cittadini? Vogliamo rimanere incatenati davanti alle televisioni o vogliamo riprendere in mano la nostra democrazia ed il nostro destino?




Pesce grande o pesce piccolo?
Il nostro nemico, non può certamente vantare la superiorità numerica, ma unicamente quella dei mezzi che ha saputo sottrarci.
Per riprenderci tali mezzi è assolutamente necessario che noi sappiamo far valere il nostro vantaggio: quello dei numeri. 
La questione pertanto è che non sarà possibile la realizzazione di alcun sogno per ciascuno di noi, fintanto che non sapremo dimostrarci uniti, senza riserve, senza egoismi o invidie, a dispetto della propaganda a reti unificate.



Non ci sarà alcuna rivolta fiscale, nessuna sollevazione violenta o democratica che sia, se non riusciremo a dimostrarci un Popolo coeso e determinato.
Se vorremo tornare a sognare, tutti, confidando nella più alta forma di democrazia e libertà che la storia abbia dimostrato (l'autodeterminazione dei popoli), insieme dovremo adoperarci per edificare un casa politica comune in cui ciascuno potrà rifugiarsi, previo il proprio risveglio e l'acquisita coscienza di appartenere ad un Popolo coeso e determinato ad autogovernarsi in pace e democrazia.