mercoledì 15 aprile 2015

"ora": l'appello-manifesto ufficiale e la mia proposta di programma politico


Per la prima volta in questo blog non mi rivolgo a me stesso per fissare idee e testarne la validità nel tempo, ma a chiunque dovesse capitarvi più o meno per caso.

Mi farebbe piacere infatti il parere di tutti circa il contenuto di questo mio post ed in particolare dell'appello-manifesto uscito dall'assemblea di Chianciano del 11 e 12 Aprile u.s. appresso riportato.
Si tratta infatti di uno spunto di riflessione, oltre che la semplice riproposizione di un appello che, nell'interesse delle future generazioni, a mio avviso andrebbe condiviso e sottoscritto a "cuore aperto".

Una chiave di lettura dell'appello-manifesto di seguito riportato potrebbe essere quella che segue.

Ricordate la prima repubblica, con i suoi vecchi partiti, i suoi sprechi, la sua corruzione? Ricordate come, nonostante ciò, le famiglie italiane potevano incrementare le proprie possibilità di crescita di concerto alla crescita economica nazionale?
Poi c'è stata mani pulite e, grazie alla copertura mediatica totalizzante ad essa rivolta, si è dato inizio alla più colossale svendita del patrimonio produttivo nazionale costruito grazie al sudore dei nostri genitori e nonni. Già, proprio così e senza coinvolgere in alcun modo i cittadini!
Sull'onda dell'indignazione popolare generata ad arte dai media, successivamente e a più riprese, ci hanno imposto il "vincolo esterno" europeo e, grazie ad un sistema mediatico pronto a denigrare le capacità del nostro grande popolo, ci hanno impedito di autogovernarci annichilendo ogni processo democratico previsto dalla Costituzione del 1948.

Ora come allora i media stanno dando visibilità unicamente a temi irrilevanti (sia pur da condannare) dal punto di vista del benessere pubblico, ma perchè?
Ora provo a sintetizzare ciò che sta accadendo:
- i servizi ai cittadini subiscono tagli incomprensibili ed ingiustificati,
- i cittadini mal tollerano questa situazione e se la prendono con l'apparato dello Stato reso inerme dall'adesione ai trattati europei,
- qualcuno invoca le privatizzazioni ed il gioco sarà fatto, ovvero, una volta terminato il processo di privatizzazione, i servizi diverranno business e saranno a disposizione unicamente di chi potrà permetterseli
Il processo iniziato nei primi anni novanta sarà "finalmente" compiuto: nessun organo dello Stato potrà più occuparsi del pubblico interesse.
N.B.: quando parlo di servizi, intendo anche sanità e scuola!

Viviamo, ancora per poco, in un paese capace di risollevarsi da quella che chiamano "crisi" (ma che in realtà è un sistema) così come si è risollevato dalle tragedie della guerra anni or sono, ricordo a me stesso che siamo stati la quinta/sesta potenza economica mondiale ed i primi al mondo come risparmi delle famiglie, fintanto che ci hanno lasciato liberi di governarci.
Ma da altri paesi (con i quali dovremmo condividere tutto) ci chiamano maiali ed è partito l'assalto per il possesso di tutte le nostre migliori imprese.

Non fa riflettere il fatto che questa "crisi" sia la più duratura tra quelle accadute negli ultimi duecento anni e che, mentre il popolo si impoverisce, fasce sociali sempre più esclusive stanno incrementando come mai la loro potenza economica e la loro influenza sui processi storici?

Quello che ho fin qui sintetizzato e le questioni fin qui poste sono solamente alcuni degli aspetti di quanto sta accadendo in Italia, al nostro lavoro ed alle nostre famiglie - appunto una delle tante chiavi di lettura possibili; non è certamente tutto e, comprensibilmente, non posso affrontare qui ogni aspetto e proporre tutti i quesiti relativi a questa crisi indotta, ma se vi sentite stimolati da queste mie parole, se anche voi credete che ci sia qualche cosa che non torna nella narrazione ufficiale, sappiate che questa è stata solamente una delle premesse che potrei fare alla lettura di quanto segue - e non mancherà modo di affrontarne delle altre.

Confidando nella vostra sottoscrizione dell'appello-manifesto che troverete proseguendo nella lettura, vi ringrazio sin da ora per aver dedicato parte del vostro tempo ad una analisi che non potrete ritrovare nei media, ma, qualora decideste di adoperarvi affinchè non trovi pieno compimento il disegno liberale di cui siamo vittime e decideste di unirvi a noi, chi dovrà ringraziare qualcuno saranno i vostri stessi figli e nipoti nei vostri confronti.

---

Nelle giornate del 11 e 12 Aprile 2015 a Chianciano, sulla scorta dell'esperienza derivante dalla attività politica di ciascuno di noi, con altri amici attivisti ci siamo riuniti in assemblea per dare vita ad una nuova formazione politica avente lo scopo di
- riposizionare la Costituzione Repubblicana (nella versione originale del 1948) al vertice dell'ordinamento e della vita dei cittadini italiani
- riaffidare allo Stato la propria funzione di salvaguardia del benessere dei cittadini
- ripristinare la democrazia nel nostro paese, nelle nostre città
I lavori hanno immediatamente connotato il carattere pienamente democratico di questa futura organizzazione politica nuova che certamente non sarà l'associazione ad uso e consumo del suo padre e padrone o il comitato pronto a fare accordi con chiunque pur di emergere; il percorso che ci siamo imposti è sicuramente il più faticoso in quanto rispettoso di tutte le opinioni, ma qualora giunga a completamento, sarà sicuramente ben rodato e duraturo.
Al termine dei lavori si è giunti per acclamazione
- all'approvazione del seguente appello-manifesto della costituenda organizzazione politica
- all'elezione di un consiglio nazionale con compiti di coordinamento
- all'approvazione di un ordine del giorno che fissa il congresso fondativo entro il dicembre c.a.

Qualora interessati ad aderire o solamente per chiedere delucidazioni vi invito a rivolgervi alla email del consiglio:
ora@email.com 
o, in alternativa, alla mia:
simone.boemio@gmail.com



Questo l'appello-manifesto
 
ORA!
Sovranità Popolare - Democrazia - Lavoro - Diritti sociali
  
Il paese è in una crisi sociale economica e morale senza precedenti. Ci vogliono far credere che sia ineluttabile, irreversibile e senza via d'uscita. Sembra il destino crudele a cui siamo condannati da un processo storico “naturale” e inarrestabile. L'unica soluzione sembra doversi arrendere o adattarsi.
È falso!
In realtà questo processo è stato prodotto dal capitalismo finanziario globale che ha ingannato i popoli attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione e che ormai, dopo averle asservite a sé, tiene in ostaggio le classi politiche svuotando gli Stati Nazionali della propria sovranità.
In particolare nell'Unione Europea sono state delegate alle istituzioni comunitarie oligarchiche fondamentali prerogative di governo degli Stati, senza nessuna possibilità di controllo democratico e usando l'Euro come chiave di volta nella costruzione neoliberista.
In Italia questo ha comportato il tradimento dei principi fondanti della Costituzione che vedeva nello Stato il garante del benessere collettivo e della dignità delle persone.
Per attuare quei principi lo Stato si dotava di fondamentali strumenti economici, ovverosia il controllo totale della Banca Centrale e del sistema bancario potendo così intervenire direttamente sullo sviluppo e sulla gestione dell'economia.
Questo, malgrado i conflitti e le disuguaglianze, ha permesso all'Italia di avere un'industria statale sviluppatissima nei settori strategici accelerandone lo sviluppo socio-economico.
Quindi, in questa situazione, non partiamo da zero. Noi ripartiamo da una liberazione di 70 anni fa che ha prodotto una Costituzione in cui il primo articolo stabiliva che il lavoro non avrebbe mai più dovuto essere una merce, ma lo strumento principe per l'elevazione sociale culturale economica e morale dei cittadini.
Siamo convinti che oggi come ieri siamo obbligati a liberarci da un'occupazione, questa volta di natura economico-finanziaria, che ha seppellito i fondamenti della nostra democrazia frantumando i diritti dei lavoratori e riportando indietro di secoli la storia.
Per questo processo di liberazione occorre riappropriarsi della sovranità nazionale, sovranità che la costituzione assegna al popolo, di cui lo Stato deve essere strumento e che non poteva essere ceduta.
Oggi nel panorama politico anche chi fa opposizione non ha un progetto paese organico alternativo al dominio neoliberista. Nel frattempo assistiamo a un pericoloso agguato all'assetto istituzionale democratico, attraverso le riforme elettorali e costituzionali in corso.
È quindi urgente la costruzione di un nuovo movimento politico che sia il lievito di un risveglio popolare che riconsegni all'Italia la sovranità politica e monetaria liberandoci dalla gabbia del neoliberismo e dei suoi viceré; che promuova la più vasta alleanza che includa le forze democratiche già oggi all'opposizione e quelle destinate a sorgere.
Vogliamo costruire un Paese in cui la disoccupazione, la precarietà e la povertà, non lo Spread, siano considerati i mali peggiori; un Paese in cui lo Stato, in nome e per conto del popolo, salvaguardi l'ambiente e i beni comuni, e si riprenda il controllo dei settori strategici, industriali e bancari, sottraendoli alle logiche inumane del mercato e del profitto a tutti i costi.
La tecnologia e le scienze devono essere sostenibili e al servizio del benessere collettivo. Vogliamo una società in cui si consumi il giusto e si produca il necessario, mettendo al centro le persone, la sostenibilità e non certo il Profitto.
Questo nuovo movimento politico va costruito qui e ora! Prima che sia troppo tardi, prima che prenda forza il mostro in agguato, quello di forze reazionarie che, travestite da anti-sistema, vorrebbero portarci dalla padella del disordine neoliberista alla brace di dittature neofasciste.
Abbiamo deciso di metterci in marcia convinti che il futuro sia ancora aperto.
Per riuscire è necessario svegliarsi dall'ipnosi neoliberista e diventare protagonisti del cambiamento. Per partire non chiederci di offrirti uno strumento politico perfetto: questo progetto potrà maturare solo con il contributo diretto di tutti quelli che ne condividono gli obiettivi.

---

Di seguito una bozza del programma politico che intendo sottoporre all'approvazione del congresso costitutivo di dicembre, previa discussione di ciascuno dei punti anche con voi. Segnalo che molti di questi punti sono già cosiderati nella piattaforma programmatica presentata dagli amici di "sinistra contro euro" all'assemblea di Chianciano sulla quale, del resto, non esprimo alcuna riserva.


"ora": proposta di programma politico 
Obiettivo principale: ripudio del pensiero liberale e di ogni forma di liberismo; riposizionamento della Costituzione Repubblicana (nella versione originale del 1948) al vertice dell’ordinamento e della vita degli Italiani; ri-affidamento allo Stato di tutte le funzioni atte a salvaguardare il benessere dei cittadini; ripristino della democrazia. Il tutto attraverso le seguenti misure:
- Immediata rescissione da tutti i trattati europei, uscita dall'Unione Europea 
- Conseguente ritorno alla sovranità monetaria e ad una valuta nazionale emessa a credito dallo Stato in nome e per conto dei cittadini
- Contestuale provvedimento volto ad impedire la fuga di capitali dall’Italia
- Abrogazione del testo unico bancario e ritorno alla precedente legge bancaria del 1936, quindi ri-nazionalizzazione della Banca centrale delle grandi banche e di alcune grandi assicurazioni, ripristino della netta separazione tra banche d'affari e banche commerciali
- Riallocazione all’interno del debito pubblico italiano
- Politica economica espansiva verso la piena occupazione
- Maggiore progressività della imposizione fiscale
- Annullare ogni mercificazione e disumanizzazione del lavoro reintroducendo tutte le tutele di stabilità del rapporto di lavoro ed i meccanismi di salvaguardia del potere di acquisto di salari e stipendi, vigenti prima delle “riforme” degli ultimi decenni
- Ripresa degli investimenti verso settori strategici pubblici e verso il patrimonio culturale paesaggistico nazionale passando per la nazionalizzazione delle aziende di particolare interesse pubblico operanti nei settori strategici produttivi e di rete
- Rilancio e tutela di tutte le produzioni nazionali: dell’agricoltura, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi ed instaurazione di un sistema giuridico/economico/fiscale che favorisca gli investimenti dei privati nei settori produttivi
- Instaurazione di un regime giuridico/economico che produca una repressione delle rendite e il ripristino del controllo dei capitali e dei tassi d’interesse
- Revisione di tutte le normative di recente introduzione in materia economica, di diritti sociali, di organizzazione dello Stato, degli Enti Pubblici e territoriali
- Abrogazione di tutte le riforme liberiste che hanno trasformato i servizi dello Stato ai cittadini in servizi commerciali
- Ripristino di tutti i meccanismi di bilanciamento tra i poteri dello Stato progressivamente demoliti a partire da “mani pulite”
- Ritorno ad una legge elettorale proporzionale nazionale che garantisca la rappresentanza a tutte le forze politiche e che restituisca il potere ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti

Resto a disposizione per accogliere eventuali integrazioni
Simone Boemio

lunedì 13 aprile 2015

ora

"Ce l’abbiamo fatta!
Dopo un inizio molto accidentato, nel pomeriggio di sabato, la nostra casa comune ha preso forma.
L’assemblea ha approvato per acclamazione un Manifesto politico del costituendo movimento politico, un Consiglio nazionale e un Ordine del giorno finale che traccia la via dei prossimi mesi."
Moreno Pasquinelli 


 
 

(Ordine del giorno finale approvato dall’Assemblea di Chianciano Terme)

 
Su invito del Coordinamento nazionale della sinistra contro l’euro si è riunita a Chianciano Terme, nei giorni 11 e 12 aprile 2015, un’assemblea la quale ha approvato per acclamazione il Manifesto
ORA - Sovranità popolare – Democrazia – Lavoro – Diritti Sociali”,
con il quale si da avvio al processo costituente di un movimento politico nuovo.
(1) L’Assemblea ha quindi eletto, allo scopo di promuovere, organizzare e dare impulso alla costituzione del nuovo movimento politico, un Consiglio nazionale composto da 18 attivisti/e.
(2) Il congresso costitutivo del nuovo movimento politico si svolgerà entro la fine di dicembre 2015.
(3) Il Consiglio nazionale si impegna nell’immediato futuro a:
-      Aiutare la costituzione del più vasto numero di gruppi locali del nuovo movimento;
-      Promuovere al più presto incontri bilaterali con le soggettività politiche e sociali affini a cui chiedere l’adesione al processo costituente
-      Coordinare assieme ai gruppi locali il più vasto numero di eventi pubblici di presentazione del nuovo movimento
-      Avviare la campagna di autofinanziamento
-      Mettere in rete entro e non oltre il 15 maggio il sito web del nuovo movimento.
(4) L’Assemblea approva nelle sue linee generali la bozza di Piattaforma politica e la bozza sulla forma organizzativa proposte dal Coordinamento della sinistra contro l’euro.
(5)  I partecipanti all’Assemblea, dopo aver firmato in calce il Manifesto convocano la prossima assemblea nazionale per i giorni 26 e 27 settembre 2015.
 
Approvato per acclamazione






 (MANIFESTO) 
 

ORA!
Sovranità popolare – Democrazia – Lavoro – Diritti Sociali.

Il paese è in una crisi sociale economica e morale senza precedenti. Ci vogliono far credere che sia ineluttabile, irreversibile e senza via d'uscita.
Sembra il destino crudele a cui siamo condannati da un processo storico “naturale” e inarrestabile.
L'unica soluzione sembra doversi arrendere o adattarsi.
È falso!
In realtà questo processo è stato prodotto dal capitalismo finanziario globale che ha ingannato i popoli attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione e che ormai, dopo averle asservite a sé, tiene in ostaggio le classi politiche svuotando gli Stati Nazionali della propria sovranità.
In particolare nell'Unione Europea sono state delegate alle istituzioni comunitarie oligarchiche fondamentali prerogative di governo degli Stati, senza nessuna possibilità di controllo democratico e usando l'Euro come chiave di volta nella costruzione neoliberista.
In Italia questo ha comportato il tradimento dei principi fondanti della Costituzione che vedeva nello Stato il garante del benessere collettivo e della dignità delle persone.
Per attuare quei principi lo Stato si dotava di fondamentali strumenti economici, ovverosia il controllo totale della Banca Centrale e del sistema bancario potendo così intervenire direttamente sullo sviluppo e sulla gestione dell'economia.
Questo, malgrado i conflitti e le disuguaglianze, ha permesso all'Italia di avere un'industria statale sviluppatissima nei settori strategici accelerandone lo sviluppo socio-economico.
Quindi, in questa situazione, non partiamo da zero. Noi ripartiamo da una liberazione di 70 anni fa che ha prodotto una Costituzione in cui il primo articolo stabiliva che il lavoro non avrebbe mai più dovuto essere una merce, ma lo strumento principe per l'elevazione sociale culturale economica e morale dei cittadini.
Siamo convinti che ieri come oggi siamo obbligati a liberarci da un'occupazione, questa volta di natura economico-finanziaria, che ha seppellito i fondamenti della nostra democrazia frantumando i diritti dei lavoratori e riportando indietro di secoli la storia.
Per questo processo di liberazione occorre riappropriarsi della sovranità nazionale
Sovranità che la costituzione assegna al popolo, di cui lo Stato deve essere strumento e che non poteva essere ceduta.
Oggi nel panorama politico anche chi fa opposizione non ha un progetto paese organico alternativo al dominio neoliberista. Nel frattempo assistiamo a un pericoloso agguato all'assetto istituzionale democratico, attraverso le riforme elettorali e costituzionali in corso.
È quindi urgente la costruzione di un nuovo movimento politico che sia il lievito di un risveglio popolare che riconsegni all'Italia la sovranità politica e monetaria liberandoci dalla gabbia del neoliberismo e dei suoi viceré; che promuova la più vasta alleanza che includa le forze democratiche già oggi all'opposizione e quelle destinate a sorgere.
Vogliamo costruire un Paese in cui la disoccupazione, la precarietà e la povertà, non lo Spread, siano considerati i mali peggiori; un Paese in cui lo Stato, in nome e per conto del popolo, salvaguardi l'ambiente e i beni comuni, e si riprenda il controllo dei settori strategici, industriali e bancari, sottraendoli alle logiche inumane del mercato e del profitto a tutti i costi.
La tecnologia e le scienze devono essere sostenibili e al servizio del benessere collettivo. Vogliamo una società in cui si consumi il giusto e si produca il necessario, mettendo al centro le persone, la sostenibilità e non certo il Profitto.
Questo nuovo movimento politico va costruito qui e ora! Prima che sia troppo tardi, prima che prenda forza il mostro in agguato, quello di forze reazionarie che, travestite da anti-sistema, vorrebbero portarci dalla padella del disordine neoliberista alla brace di dittature neofasciste.
Abbiamo deciso di metterci in marcia convinti che il futuro sia ancora aperto.
Per riuscire è necessario svegliarsi dall'ipnosi neoliberista e diventare protagonisti del cambiamento. Per partire non chiederci di offrirti uno strumento politico perfetto: questo progetto potrà maturare solo con il contributo diretto di tutti quelli che ne condividono gli obiettivi.

Approvato per acclamazione


il nucleo di "ora"


giovedì 19 marzo 2015

W I QUAQUARAQUA'


Traggo spunto da questo significativo articolo per dire la mia sulla militanza politica sul versante sovranista 


Se un quaquaraquà è chi diffonde le idee in cui crede, senza presunzione e secondi fini, come può ad ogni occasione e con chiunque,
IO SONO UN QUAQUARAQUA'

Definire quaquaraquà le persone capaci di pensiero autonomo solo perchè indisponibili alla parte del servo sciocco, definisce irrimediabilmente chi lo fa.

Preferendo la mia indipendenza all'essere un numero che qualcun'altro spende, attendo con pazienza il tempo della militanza, che verrà al momento opportuno ed al fianco di chi saprà meritare il mio sostegno.

Per ora resto un fiero quaquaraquà!
(sempre meglio che dare i numeri). 


Dato sfogo alla vena polemica ora provo ad articolare seriamente.

Ciò che sto tentando di fare già da tempo è partecipare allo sviluppo di una una forza politica in grado di dare risposte ad una auspicabile prossima richiesta (che tarda a venire) di una forza politica sovranista democratica.
L'attuale vuoto politico sul fr
onte sovranista ancora non viene percepito dal popolo distratto dai media conformati al regime liberista, ma quando lo sarà la gente dovrà trovare pronta all'azione una formazione democratica (meglio un partito nel senso nobile del termine) e non "l'uomo forte".
Al momento non esiste una forza in grado di riscuotere i favori del popolo, ma solo piccole formazioni dalle buone basi teoriche incapaci di comunicare tra di loro.
Alcune perchè troppo impegnate nello sterile autoaccrescimento (peraltro con scarsi risultati), altre perchè troppo impegnate su troppi fronti; alcune perchè dirette da teorici con scarsa "attitudine al comando", altre perchè dirette in maniera autoritaria da chi non vuole "capitani" capaci di ragionamento autonomo, ma solo servi sciocchi.
Nell'universo sovranista attuale si scade sovente in azioni che nulla hanno a che vedere con una visione umanista della politica e documenti politici pressochè perfetti vengono traditi in nome di una stupida competizione (in stile liberista) con le altre formazioni in luogo di una proficua ed intelligente collaborazione.
Troppo spesso siamo stati testimoni dell'applicazione, alla militanza politica, di brutte tecniche di marcheting (stile multilevel) tipo: "se ognuno di noi porta 5 persone tra un anno saremo 100, tra due 500, tre tre 2500 ...".

Troppo spesso abbiamo assistito a tentativi di uniformare le attività dei soci (come in un pessimo franchising) in luogo di formare militanti dando risalto alle particolari capacità dei singoli.
 

Presto (spero) ci sarà una formazione onestamente diretta, composta da militanti capaci di dialogare senza competere, che abbia come faro tre parole: lavoro, democrazia e sovranità; quando ciò avverrà sarò disponibile a darle il mio sostegno; per il momento mi dedico alla divulgazione (per quello che posso).

Simone Boemio

lunedì 16 marzo 2015

Ma 'ndo vai ... n.2


 
Se dopo che mi sono fatto tua moglie, abusato di te ed ipotecato la tua casa, il tuo piano B è quello di far lavorare come schiavi i tuoi figli e svendere ogni tuo residuo misero avere per un altro prestito, accomodati pure.
Come a dire: cara Grecia, fai quello che vuoi, ci servirai da esempio per chiunque altro vorrà provare a farlo.

Non sempre la soluzione più sbrigativa è la migliore.
 
Un piccolo paese in default dovrebbe prima trovare alleanze con altri paesi in condizioni simili al suo ed evitare accordi con altri potenti strozzini capaci di annientarlo e, solamente dopo, può tentare di svincolarsi dalla morsa in cui si è cacciato.

Un'altra soluzione potrebbe essere una rischiosa sollevazione popolare dall'esito incerto.

Non vedo soluzione nell'immediato per il popolo greco, tradito dai propri governanti del passato ed ora diretto "a vista" da quelli che appaiono giorno dopo giorno dei dilettanti allo sbaraglio.

Ci vorranno decenni per riportare la Grecia alla propria legittima sovranità e non è certamente quella di cederne ulteriore, diventando definitivamente colonia, la soluzione da attuare ora.

Purtroppo non si libereranno da nulla nel passaggio dalla padella (Troika) alla brace (Russia, Cina o Stati Uniti), anche perchè padella e brace rappresentano due facce della stessa medaglia.

Uscire dal solo euro ed affidarsi ai prestiti di potenze che se ne fregano degli interessi dei propri cittadini (figuriamoci di quelli greci) significherebbe:
- nella migliore delle ipotesi, affidandosi agli Stati Uniti, cedere ulteriormente sovranità con la conseguente definitiva scomparsa dello Stato (il TTIP è alle porte);
- nella peggiore, affidandosi a Russia e Cina, anche provocare una pericolosa destabilizzazione geopolitica di tutta l'area con conseguenze ora difficilmente prevedibili.
 
Purtroppo alcuni nostrani "economisti fai da te" vedono di buon occhio un "grexit" senza avere alcuna cognizione di ciò che comporterebbe, sperando in un inverosimile effetto domino che coinvolga anche il nostro paese.
Loro, che sono pronti a dar credito al Salvini di turno, che hanno appena capito che una moneta deve essere adeguata all'economia di cui è espressione, devono ancora capire che, senza distruggere l'impianto liberista ed oligarchico dell'Unione Europea, tornare alle monete nazionali significherebbe solo uno spostamento dei profitti da un genere di capitalismo ad un altro e mai dal capitale verso il lavoro.
A costoro dico che trovo immorale tifare per eventi potenzialmente pericolosi per altri popoli, sperando in una qualche improbabile ripercussione a casa nostra, perchè il nostro non è in grado di emanciparsi.

Tornando alla situazione greca, comunque vada per loro, le cose possono solamente peggiorare fino al momento in cui l'Unione Europea verrà dissolta da una ancor lontana alleanza tra i paesi PIIGS.

Simone Boemio

giovedì 5 marzo 2015

Quando le domande fungono da spartiacque

Grazie ad una segnalazione del mio amico Giuseppe Mattoni, sono venuto a conoscenza ad appena due ore dall'inizio dei lavori, di una iniziativa del Partito Democratico dell'area del Trasimeno, tenuta ben nascosta al pubblico "non allineato" a causa delle insidie che poteva celare.


Dal volantino si evince che il tema della serata sarebbe stato il "Jobs Act" dettato dalla troika al nostro "burattino aspirante mangiafuoco". E così è stato, fino alla mia domanda.


Del resto come è possibile far riprendere l'economia e con essa l'occupazione quando lo Stato è impossibilitato ad agire anticiclicamente come vorrebbe la nostra Costituzione e come impedito dai trattati europei e dai rapporti di forza tra gli Stati che li hanno sottoscritti? 

Registro che, al mio quesito, nell'ordine:
- la D.ssa Santagata purtroppo non ha risposto,
- il Professor Calvieri, che pure aveva fatto poco prima un condivisibile intervento di censura, non solo verso il jobs act, ma anche nei confronti dei risultati dell'applicazione dei trattati europei, ha innestato la retromarcia fornendo la solita spiegazione senza alcuna valenza scientifica che vedrebbe l'Italia fagocitata dalla globalizzazione in caso di ritorno ad una moneta nazionale; ma tant'è, un giurista non necessariamente deve conoscere la macroeconomia.
- l'On. Fassina, infine, ha risposto piuttosto chiaramente come avete potuto osservare nel video qui sopra.


Da ciò una considerazione:
Una domanda secca rappresenta un primo spartiacque in grado di farci capire chi abbiamo di fronte.



Ora gli interventi

Una preparata D.ssa Serena Santagata, responsabile del dipartimento lavoro nel PD Umbro, ci ha spiegato quelli che sarebbero, secondo la linea di partito, i tratti positivi del Jobs Act, pur denunciandone onestamente alcuni limiti.
Ecco il suo intervento:



Il Professor Carlo Calvieri del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Perugia, dal canto suo contenendo a stento i toni, ne ha denunciati i tratti più perniciosi per i lavoratori.
Ecco il suo intervento:



Infine l'On. Stefano Fassina, anche lui fortemente critico e contrario nei confronti del Jobs Act e su ciò che l'ha reso obbligatorio: l'Unione Europea.
Ecco il suo intervento:







Colgo ora l'occasione per lasciare, a queste "pagine", una serie di mie personali riflessioni sulla figura dell'On. Fassina, non tanto per stabilire o consigliare qualcosa, ma per verificare in futuro le mie attuali capacità, di novellino, di interpretare la politica, il tutto nello spirito di questo blog personale.

Tutti noi conosciamo la sua attuale battaglia contro ciò che è diventato il Partito Democratico contagiato dall'impianto antidemocratico e liberista della Unione Europea voluta e sostenuta del resto dallo stesso, erede snaturato dell'ex Partito Comunista Italiano.
Una battaglia che, a molti pare tardiva, ma che a mio avviso risulta provvidenziale.
Del resto se si vuol diventare maggioranza qualcuno della parte avversa dovrà pur passare dalla nostra, no? 
Tanto meglio se questo qualcuno, con largo anticipo sugli altri suoi colleghi che opportunisticamente stanno a guardare, è un importante leader politico.
Io personalmente ho iniziato a seguirlo con attenzione dal dicembre 2013, quando nel corso di questo evento promosso dalla Fondazione Nuova Italia (On. Gianni Alemanno) con la collaborazione tecnico-scientifica di a/simmetrie (Prof. Alberto Bagnai),

https://www.youtube.com/watch?v=t1PItR05ePI#t=14887
l'intervento finale dell'On. Fassina dal minuto 4:14:50
ha, a mio avviso, intrapreso la sua personale svolta, dettata dalle sue radici. Progressivamente, da quella affermazione rivolta ai professori sul tavolo di presidenza "se ciò che prospettate dovesse avverarsi per il PD è finita" (mia libera interpretazione), fino alla presa di posizione netta di ieri sera da me sollecitata, l'On. Fassina ha, nel tempo e progressivamente, maturato la sua posizione avversa all'Unione Europea del mercato unico, della competizione "tutti contro tutti" sancita nei trattati, dell'annullamento dei diritti dei lavoratori in favore della stabilità dei prezzi, dei compiti a casa imposti ai paesi "maiali" (noi) da quelli "virtuosi" e del suo strumento principale: l'euro.
Per sua stessa ammissione, inizialmente credeva possibile una integrazione europea, ma nel tempo (aggiungo io: con la comprensione dei trattati europei e con l'analisi dei risultati a cui hanno portato), si è sempre di più smarcato dalla sudditanza del suo partito verso il "vincolo esterno", sposando definitivamente la visione keynesiana della politica economica avversa al liberismo che impregna le istituzioni europee e lo stesso PD.
Il perchè di tale scelta forse sarà l'oggetto di una mia prossima domanda, certamente non lo ha fatto per opportunismo, in virtù del quale avrebbe dovuto, per logica, restare aderente alla linea ufficiale del Partito Democratico.
Forse lo ha fatto per coerenza con se stesso, o forse "per reazione" all'autoritarismo del suo attuale segretario Renzi, o forse ancora lo ha fatto perchè stimolato dagli incontri con i "professori no-euro"; non saprei dirlo.
Al momento, neanche lui ben sa se questa sua battaglia lo porterà ad una rottura col PD o se (come spera) riporterà quest'ultimo ad attuare politiche in favore dei lavoratori e delle famiglie italiane, ma purtroppo, come ha potuto lui stesso constatare con la vicenda dell'Unione Europea, se le sceglie proprio senza speranza le istanze su cui puntare! Non vorrei che questo suo temporeggiare nella speranza di un "ravvedimento" del suo partito, non favorisca le forze globalizzatrici.
Vedremo; il dado per lui è ormai tratto indipendentemente da come andrà e dovrà guardarsi bene intorno, laddove non è facile trovare alleati su cui fare sicuro affidamento, con la speranza (per noi sovranisti, ma anche per lui) che le sue scelte non si rivelino un boomerang.
Quindi, qualunque sia il suo futuro politico, vista la sua preparazione e considerato il numero di validi economisti keynesiani sulla scena nazionale, spero proprio vorrà tenersi alla larga da irosi personaggi indisponibili a collaborare con chi non dimostra loro fedeltà assoluta e che per di più lo appellano in maniera irriverente.
Confido inoltre che vorrà mantenere le distanze con personalità che, cedendo alle tentazioni, scelgono di appoggiare qualsiasi cosa purchè sia contro l'euro, senza denunciarne a dovere istanze liberiste, incostituzionali e talvolta razziste.
E già che ci sono infine suppongo che, se proprio a qualcuno dovrà rivolgersi per una collaborazione, "renderà pan per focaccia" alleandosi proprio con chi risulta particolarmente indigesto ai personaggi di cui sopra.


Simone Boemio

mercoledì 4 marzo 2015

Fassina a Magione (PG) su Unione Europea e Jobs Act

L'On. Stefano Fassina a Magione (PG) sull'Unione Europea.

Intanto guardatevi questa chicca.
Direi decisamente esaustiva!
Non credete?

Prossimamente i video dell'incontro organizzato dal PD locale sul Jobs Act del governo Renzi


Alla mia domanda piuttosto diretta, ha fornito risposta chiara e netta.

Il dado è tratto!

giovedì 26 febbraio 2015

Ma n'do vai se la banana nun ce l'hai




 http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/02/25/news/la-grecia-e-la-suggestione-di-uscire-dall-euro-quanto-e-credibile-lo-scenario-di-una-grexit-1.201217?ref=HEF_RULLO
Intitola l'Espresso: 

La Grecia e la suggestione di uscire dall'Euro. Quanto è credibile lo scenario di una "Grexit"?
riportando le interviste a due degli economisti più autorevoli e obiettivi attualmente sulla scena.













Toh! mi è sembrato di averlo già letto ... o forse l'ho scritto (?)

ironicamente così:
Un appello a tutti quelli che "la Grecia dovrebbe fare un patto con Russia e Cina":
Allora, io sono un po' in difficoltà, ho un discreto numero di banche e creditori alle calcagna, equitalia e svariati ufficiali giudiziari che un giorno si e l'altro pure bussano alla mia porta.
Non solo, non posseggo più nulla e non sono più in grado di lavorare, ma sono riuscito (facendo il solletico ad un creditore armato alto due metri che si è piazzato stabilmente in casa mia per controllare ogni mia mossa) a salvare una vecchia stampante con la quale stampo dei bellissimi biglietti colorati.
Che ne dite di prestarmi, che so, un centomila euro pur sapendo che dovrete mettervi in fila dietro agli altri per riaverli e sopratutto non li riavrete mai?
P.S.: il primo della fila è quello armato alto due metri!

e seriamente così:
La Grecia è stata lasciata sola contro tutti (presa per i fondelli dal burattino fiorentino e dall'inetto parigino), non ha la forza economica sufficiente per tornare (da sola) alla propria giusta sovranità, verrà colpita dalla troika affinchè ciò che le accadrà servirà da monito per tutti; l'unica speranza dipenderà da un lontanissimo accordo tra futuri (e forse improbabili) governi sovranisti PIIGS o (molto probabilmente) da una sollevazione anch'essa lontana; comunque vada ci sarà ancora tanto da piangere. Amen

ed ora la riassumo ferocemente così:

I creditori non saranno mai dalla parte dei debitori. Punto!


Altro che ritorno alla dracma! Come la tengono in equilibrio la bilancia commerciale? Con lo yogurt?

Altro che ulteriori prestiti! Cos'altro dovranno (o meglio possono) concedere per ottenerli? A che condizioni la Russia presterebbe soldi a chi non può restituire un bel niente di niente? E gli USA starebbero a guardare?

O gli altri PIIGS si alleano con la Grecia per demolire l'Unione Europea, o per gli ellenici è finita. Non c'è storia.

Ma purtroppo campacavallo! Speriamo ora nelle elezioni in Spagna, chissà...


Sono messi male i nostri vicini greci e 'sta volta le reni gliele hanno spezzate per davvero; il mio rammarico è che purtroppo abbiamo concorso pure noi grazie ai peggiori criminali che la storia della nostra nazione abbia mai visto al potere.



https://www.youtube.com/watch?v=X90iRPEHLWA
https://www.youtube.com/watch?v=X90iRPEHLWA
Intanto da noi c'è chi incomincia a sbilanciarsi (e meno male), ma ancora appare "un po' timido".
Ve lo immaginate un Bagnai come e cosa potrebbe rispondere alla domanda:
"non c'è il rischio di un effetto domino? cioè, dopo la Grecia chi esce? usciamo noi? .., non c'è il rischio di sfasciare ..?"











Cari amici miei,

Giorgia Meloni e Matteo Salviniè inutile che tifiate per il "grexit" (come va di moda dire oggi), sperando nell'effetto domino, solo perchè qui in Italia non esiste una forza politica decente che proponga l'unica battaglia da fare: l'uscita dall'Unione Europea e non quella, tutta strumentale, dell'uscita dal solo euro che manterrebbe intatto l'impianto oligarchico liberista attuale.
Del resto, ritengo poco corretto sperare in uno tzunami da un'altra parte per avere una salutare pioggia qui, non credete?





Noi italiani si che potremmo distruggere DA SOLI tutta la struttura liberista e antidemocratica su cui è fondata l'Unione Europea e con essa tirare giù quest'ultima nell'inferno dove neanche il sommo poeta saprebbe collocarla.

Ma ... i ma li conoscete già.

Simone Boemio